Quante volte la bellezza di un piatto servitoci al ristorante, ha generato in noi il desiderio impellente di fotografarlo? Non importa se questo richiederà diversi minuti, che andranno a discapito della bontà di ciò che abbiamo ordinato: l'importante diventa mostrare, possibilmente con giochi di luci, effetti ed inquadrature particolari, ciò che mangiamo. L'uomo, prima di diventare ciò che mangia, deve prima postarlo e c'è chi di questo ne ha fatto un vero e proprio modus vivendi: i food blogger.

Dall’inglese food (cibo) e blog (diario), nel 1997 nasce in America il primo portale dedicato alla cucina, con il nome di "Chow".

Inizialmente, si trattava di una bacheca dove scambiarsi opinioni sui ristoranti in cui mangiare, mentre oggi è diventata una vera e propria azienda con più di 20 dipendenti. In Italia invece, nel 2005, fece la sua comparsa "Cavoletto di Bruxelles", la cui blogger caricava online le sue ricette di volta in volta. Nonostante l'inimmaginabile successo, il fenomeno è in costante crescita (solo 2300 sono i food blogger del Bel Paese) e, oltre ad aver creato un ambito lavorativo estremamente fertile, ha anche contribuito ad istituire una nuova idea di alimentazione, in cui il cibo diventa oggetto di design. Questa percezione, figlia dell'Occidente, e dunque preesistente all'avvento dei blogger, è legata al fatto che si produca più di quanto si consumi (il 45% del prodotto vendibile viene sprecato).

Per cui, i connotati di bellezza assunti dall'alimentazione [VIDEO] sono una conseguenza della sovrabbondanza alimentare: il cibo, non essendo più una rarità e alla portata di tutti, diviene uno status symbol.

Il che, causa il passaggio in secondo piano della sua funzione primaria, ossia quella di nutrimento del corpo e ne provoca una "svalutazione". E pensare, invece, che il sostentamento e i benefici derivanti da esso, furono il nucleo tematico della filosofia di un grande pensatore dell'Ottocento: Ludwig Andreas Feuerbach. Volendo ragionare nella sua ottica, la nutrizione è ciò che consentirebbe la comprensione dell'essere umano, il cui corpo riuscirebbe a restare ancorato all'anima grazie "al bere e al mangiare". Addirittura, l'inizio della stessa filosofia e dello stesso atto di pensare sarebbe l'alimentazione, dal momento che la materia nutritiva è la materia pensante.

Chiaramente, ogni pensiero va relazionato al tempo storico in cui esso si sviluppa, dunque è inimmaginabile attualizzare il pensiero di Feuerbach nel XXI secolo.Tuttavia, è estremamente interessante osservare l'iter ideologico che i concetti compiono nel corso degli anni, arrivando ad assumere valenze del tutto inaspettate.

Lungi dall'imputare i food blogger come responsabili della svalutazione del cibo, anche perchè lo scopo di alcuni è proprio quello ripristinarne la sacralità, è bene riflettere su come il contrasto tra nazioni sviluppate e nazioni in via di sviluppo si sia evoluto nell'epoca 3.0. Oggi, infatti, il mondo si divide tra chi può permettersi un piatto e chi può permettersi di condividerne l'estetica sui social network.