Shanghai - "Sono tanto stanca mamma, vorrei solo dormire". Questa, la frase che la mamma di Vlada Dzyuba, un'emergente modella russa, ha rilasciato ai giornalisti come estratto dell'ultima telefonata svolta con la figlia, la quale aveva da poco concluso la Shanghai Fashion Week. Le cause del decesso non sono state ancora chiarite, tuttavia, l'ipotesi più discussa sarebbe quella di una meningite cronica non diagnosticata, probabilmente causata da uno stress psicofisico. Secondo quanto dichiarato dai periodici russi, la quattordicenne si sarebbe recata in ospedale di sua spontanea volontà e, trasferita in rianimazione, sarebbe morta due giorni dopo.Tuttavia, la versione del Siberian Times ricostruisce una dinamica completamente diversa: il collasso, e lo stato di coma derivatovi, si sarebbe verificato poco prima che la ragazza salisse in passerella.

La vicenda solleva nuovi interrogativi sulla condizione di lavoro dei minori impiegati nell'industria della moda: il contratto di Dzyuba, infatti, che prevedeva solo tre ore di lavoro settimanali, non contemplava alcuna assicurazione sanitaria che coprisse eventuali spese, cosa che potrebbe aver inibito la ragazza nel richiedere assistenza medica. Tuttavia, l'agenzia cinese che rappresentava la modella, ESEE Model Management, ha respinto ogni accusa di aver provocato alla ragazza un eccessivo stress da superlavoro. "Dzyuba ha svolto 16 diversi lavori nei due mesi in Cina, ha avuto riposi regolari mentre lavorava", ha dichiarato il manager Zhen Yi, "La gran parte del suo lavoro - ha continuato - veniva completata entro le 8 ore. Il suo carico era moderato rispetto a quello delle altre modelle". L'incongruenza tra i ritmi lavorativi di Vlada e le dichiarazioni rilasciate dall'agenzia hanno condotto Pavel Mikov, garante dei diritti umani a Perm',città natale della ragazza, ad avviare un'inchiesta a Shanghai in parallelo con le autorità cinesi.

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Casi del genere nell'industria della moda sono all'ordine del giorni, ed anche se in questo specifico caso non si tratta di una morte per denutrizione, ampiamente diffusa tra le modelle, non vuol dire che si debba rimanere meno sgomenti. Al contrario, la vicenda ricalca fino a che punto possa spingersi la ricerca umana della bellezza e della perfezione, tanto da arrivare a morire per essa. Tutto ciò sembra la messa in pratica del pensiero schopenhaueriano, il quale, nel terzo libro de "Il mondo come volontà e rappresentazione", scrisse: "Solamente il bello può, almeno per un tempo limitato, far dimenticare all'uomo la sua condizione limitata, liberarlo dai bisogni e dei desideri".

I danni dell'estrema ricerca della bellezza

Difatti, l'essere oggetto di contemplazione estetica è da sempre uno dei valori e delle prerogative dell'uomo sin dall'epoca greca, nella quale vigeva un vero e proprio culto della bellezza, i cui canoni sono permeati sia in ambito artistico sia nel nomos stesso delle civiltà.

Il superamento del limite posto dalla condizione umana, perseguito attraverso il bello, è poi stata un'innovazione dell'estetismo, movimento artistico-letterario dell'Ottocento, nel quale l'intera vita umana veniva concepita come creazione artistica dell'individuo. Per quanto Schopenhauer fosse un romantico, egli sembra preannunciare la compulsiva ricerca della perfezione che caratterizza l'odierna società occidentale, continuamente dedita alla formazione di modelli e non di soggetti indipendenti.

Lo scopo del cittadino, dunque diventa quello di perseguire ed emulare gli ideali proposti, il che causa una sorta di spersonalizzazione, nella quale l'identità sociale sovrasta quella individuale. Infatti, nonostante i canoni di bellezza siano mutati nel corso dei secoli, ciò che è rimasto costante è proprio questo: l'accettazione del singolo all'interno di una comunità diviene ottenibile attraverso l'assoggettamento della persona agli ideali di quest'ultima, specialmente di quelli relativi all'immagine.

Eppure, ciò che è successo alla modella Vlada Dzyuba è andato ben oltre la ricerca del consenso sociale e, il tentativo di superamento dei limiti umani, attraverso la bellezza, non ha fatto che evidenziarne la fragilità ossia di ciò che connota l'uomo in quanto tale.