Nonostante la performance vincente di Hugh Jackman nel ruolo principale e una fantastica colonna sonora, "The Greatest Showman" è come un pezzo di cioccolata fondente (buono ma con un retrogusto amaro). Esso narra la storia vera di P.T. Barnum che, da ragazzino, si innamora di Charity, figlia della ricca famiglia Hallet. Diventati adulti, nonostante la contrarietà del padre di lei in seguito alla povertà del protagonista, i due si trasferiscono a New York, dove si sposano e hanno due bambine.

The Greatest showman, la recensione

Qui conducono una vita umile ma felice, fino al giorno in cui Barnum viene licenziato dal suo lavoro di impiegato.

Così, egli ha un'idea rischiosa ma, al contempo, geniale: farsi prestare una grossa somma di denaro dalla banca per aprire un museo delle cere nel centro di Manhattan.

Tuttavia, gli affari non vanno bene e decide quindi, sotto suggerimento delle figlie, di andare alla ricerca di "Freaks", persone con anomalie fisiche o particolarmente talentuose per farle esibire in vari spettacoli.

I temi toccati dal film sono molto nobili, ma nel loro insieme, si limitano un po' troppo a guardare solo una faccia della stessa medaglia e, a volte cosi facendo, si cade nel banale e nello scontato.

Esso può essere definito, citando la battuta di un personaggio, una "celebrazione dell'umanità". Si insiste infatti sull'uguaglianza degli esseri umani, ma anche su ciò che li rende diversi ed unici e che ci permette quindi di creare un'identità.

Nonostante l'anacronismo che accompagna tutta la durata del film (i personaggi cantano canzoni pop nel diciannovesimo secolo), vi è una pesante critica del razzismo della società ottocentesca che è, ovviamente, rintracciabile anche nella società dei giorni nostri.

La pellicola sembra però essere essa stessa, molto probabilmente involontariamente, macchiata di stereotipi. Infatti le uniche figure negative presentate sono di genere maschile (forse per rappresentare la mentalità patriarcale tipica dell'Ottocento) ed, invece, le figure femminili sono rappresentate come creature docili e sottomesse (come ad esempio la madre di Philiph).

Tuttavia, il filo conduttore che anima il film è molto semplice: "Insegui i tuoi sogni e non avere paura di prendere rischi".

Ciò è rappresentato molto bene sia della ottima sceneggiatura sia dall'evoluzione psicologica dei personaggi che ne deriva. Il film è di per se coerente poiché parte con un'idea precisa e la porta a termine (non cosa da poco al giorno d'oggi). Questi elementi accompagnati ad un eccellente fotografia e ad una regia curata, lo pongono come un film al di sopra della media dei rivali dello stesso genere presentati negli ultimi anni.

Per chi cerca qualcosa con un messaggio sociale ma senza troppe pretese questo è il prodotto ideale. Un occhio attento e un pubblico più pretenzioso potrebbe però rimanere leggermente deluso. Dunque, nel complesso, è un film da vedere nonostante alcuni elementi potrebbero far storcere il naso.