Ecco un testo nato dalla passione. Marcello Fois ricorda bene la sua insegnante di lettere, e ricorda a tutti l'importanza, per uno studente chiamato a seguire un percorso letterario, di avere qualcuno che - prima della nozione - instilli in lui l'entusiasmo.

Il romanzo "Renzo, Lucia e io" (Add Editore, pagine 144), pubblicato in questi primi giorni di maggio 2018, ne è la prova tangibile. La piacevolezza della scrittura e la fragranza dell'esposizione provengono da lontano, ma il fervore che deborda dal raccontare dello scrittore è attuale, e colpisce immediatamente il lettore [VIDEO].

Da "I Promessi sposi" a "Renzo, Lucia e io"

A questo punto, i nomi che fungono da titolo del libro del romanziere sardo non dovrebbero risultare estranei a nessuno.

Quel "Renzo" e quella "Lucia" sono proprio loro: i due protagonisti che hanno accompagnato - e che probabilmente accompagneranno - frotte di studenti alle prese con la storia della letteratura italiana. "I promessi sposi" è un libro fondativo; anche questa caratteristica ha spinto Fois a dedicarsi alla scrittura di "Renzo, Lucia e io".

Lo scrittore ha considerato l'opera di Alessandro Manzoni uno dei primi romanzi di respiro europeo, come indiscutibilmente legato alla nascita dell'Italia come Stato. Insomma, secondo il ragionamento del'autore, affinché fossimo in grado di considerarci un popolo, fra gli eventi imprescindibili non poteva non essere citato anche "I promessi sposi": i futuri italiani, infatti, hanno avuto bisogno della "risciacquatura in acqua d'Arno" per essere solidali. Quindi, da parte di Manzoni abbiamo avuto un vero e proprio atto di unità: favorire l'avvicinamento dei popoli della penisola superando il divario tra lingua parlata e scritta, attraverso una lingua comune.

Il punto di vista di Fois

In questo suo testo, Marcello Fois ha voluto fortemente mettere in campo il suo peculiare modo di valutare scrittori e fruitori della pagina scritta [VIDEO]. Così fa entrare, a pieno titolo argomentativo, accenni a programmi scolastici, insegnanti annoiati e lettori pigri. Insomma, un romanzo come "I promessi sposi" ha rovesciato un mondo culturale assodato. Prima di esso, il genere era inviso presso i "colti"; era sentito come prodotto di marca popolare.

Invece - segnala lo scrittore che vive a Bologna - oltre ad aver realizzato una rivoluzione culturale, il libro dell'artista milanese è da considerarsi un'opera immortale. Inoltre - questo è uno dei punti cardine che Marcello Fois vorrebbe fosse chiaro – l'avventura del romanzo italiano per antonomasia non è stata opera di fortuna: è costata fatica e sacrificio.