Che la morte possa avere un ruolo nel rendere i personaggi del mondo dello spettacolo delle vere e proprie leggende, è ormai un fatto piuttosto assodato. Il 23 luglio del 2011 moriva nel suo appartamento a Camden Town (Londra) l'artista Amy Winehouse, figura complessa del panorama musicale, sia per la particolarità del suo stile sia per gli eventi che hanno caratterizzato la sua vita privata. Da allora sono passati sette anni.

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La vita e il successo

Lo stile musicale della Winehouse mescolava soul, jazz e R&B contemporaneo creando effettivamente uno stile a sé, assolutamente riconoscibile. La sua voce seria, profonda ed estremamente potente accompagna le melodie in maniera perfetta. A coronare il tutto, testi particolarmente crudi e sinceri che rappresentano tutto quello che era lo stato psicologico della cantante. Alcuni testi, come quello di Love is a losing game, sono stati addirittura studiati all'università di Cambridge, paragonati ai poemi di Walter Raleigh.

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Entrata nel mito con soli tre album, di cui uno postumo, esordisce nel 2003 con Frank, subito acclamato dalla critica, che vince numerosi dischi di platino e di cui ricordiamo in particolare la traccia Stronger than me, una chiara e spigolosa presa in giro nei confronti del genere maschile.

Il successo arriva però nel 2006, con la pubblicazione di Black to black. Vince con questo album ben 5 dei più importanti Grammy Awards.

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Curiosità

Amy muore prima della pubblicazione del suo terzo album, uscito postumo nel 2011 ed intitolato Lioness:Hidden treasures.

Alla sua storia viene dedicato un documentario, Amy, che nel 2016 vince addirittura il premio Oscar come miglior documentario. Questo racconta la vita della giovane dai primi anni di successo fino al giorno della sua morte, con video amatoriali inediti ed interviste speciali a chi ha vissuto da vicino il suo repentino declino.

Un documentario che mostra l'umanità e la estrema debolezza di questa talentuosa donna, che non è riuscita ad essere abbastanza forte per combattere i suoi demoni.

Il declino, la morte e il 'club dei 27'

Il declino di Amy è causato da vari problemi. Primo fra tutti, la depressione. Non meno importanti sono i disturbi alimentari cominciati già in periodo adolescenziale e proseguiti soprattutto dopo l'album Frank, saltellando tra l'anoressia e la bulimia.

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Ma anche la droga e soprattutto l'alcool, a cui dedica la canzone Rehab, una chiara dichiarazione di opposizione alla riabilitazione. A coronare il tutto, il terribile rapporto con il marito (poi ex) Blake Fielder-Civil, probabilmente una delle cause del suo abuso di droghe e figura secondo molti piuttosto negativa per la Winehouse. Sarà lui stesso, dopo la sua morte, ad incolparsi di averla fatta sprofondare nel baratro, e per questo tenterà anche il suicidio.

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Ma Amy cerca di uscire dalla droga, va più volte in riabilitazione, e si riprende. E' però l'alcool il problema principale, e viene avvertita anche dai medici. Negli ultimi mesi di vita si presenta più volte visibilmente ubriaca durante le date del tour, fino al suo ultimo il concerto, a Belgrado in Serbia, in cui si rifiuta di cantare. Da lì in poi inizia il declino.

La settimana della sua morte si dice sia svenuta tre volte per abuso di vodka. Il 23 luglio del 2011 viene ritrovata morta sul divano della sua casa a Camden Town. Amy, a quanto riporta un membro della sua scorta che si trovava con lei la sera prima, stava guardando i suoi stessi video musicali, prima di prendere in mano la bottiglia di vodka. Dagli esami tossicologici non risulta utilizzo di droghe. Nel 2013 si ipotizza che sia morta per una intossicazione da alcool che le ha bloccato le vie respiratorie.

Il fatto che sia morta all'età di 27 anni l'ha fatta peraltro entrare ufficialmente nel cosiddetto "Club dei 27", ovvero il gruppo degli artisti morti a quella stessa età. A farle compagnia nel club dei "maledetti" militano dei grandissimi: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Curt Cobain e Brian Jones.

Il riconoscimento internazionale

Il suo stile ha influenzato moltissimi artisti, da Adele a Lana del Rey, sua amica, a Lily Allen. Tra le cantanti italiane, chi più si è ispirato a lei sono le cantanti Nina Zilli e Noemi, che l'ha definita "irraggiungibile". Proprio in occasione del settimo anniversario della sua scomparsa, è stato il cantante Tiziano Ferro a ricordarla con un post su Instagram.

Scrive Ferro: "Ho avuto la fortuna di poterti conoscere tra gli angoli di Camden quando vivevo a Londra e tu non eri ancora famosissima. Cantavi liberamente per strada, ti davano della pazza ma io ti amavo già. Sette anni e questo concerto che non ho potuto vedere perché te ne sei andata poco prima. Come te nessuna più!"

La morte di Amy ha lasciato un grande vuoto, sia per la sua giovane età sia per la sua visibile debolezza emotiva. Una vita che avrebbe potuto lasciare tanto altro agli amanti della musica di tutto il mondo.

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