Lo scrittore e saggista statunitense Jonathan Safran Foer è pronto a dare alle stampe il suo nuovo libro, “Possiamo salvare il mondo prima di cena. Perché il clima siamo noi” (Guanda, pag. 320) atteso nelle librerie per il 26 agosto. Del romanziere americano, nato a Washington, si ricorda il magistrale esordio letterario che titolava, “Ogni cosa è illuminata”. Quella sua prima prova di scrittura segnalava con chiarezza i temi che gli stavano a cuore; insomma, l’autore sentiva una particolare attitudine per i temi complessi.

Infatti, il suo best seller di esordio parlava di nazismo e di ebrei sopravvissuti. Argomenti forti che la sua straordinaria capacità di scrittura portò all’attenzione dei suoi primi lettori. D’altronde era spinto all’analisi e alla descrizione di quegli eventi sciagurati, perché alcune figure parentali avevano vissuto in prima persona l’applicazione delle leggi razziali. Fra romanzi, racconti e saggi, oltre al già citato libro d’esordio, la produzione di Jonathan vanta parecchi titoli tra i quali “Molto forte, incredibilmente vicino” (Guanda, 2005); “Tree of Codes” (2010); “Eccomi” (Guanda, 2016).

Metafore di facile comprensione

Il fluviale nome di questa sua ultima opera, in quanto a spessore tematico, è altrettanto potente quanto il libro d’esordio. E, soprattutto, fra le sue pagine vi è un argomento che interessa o dovrebbe interessare tutti: l’emergenza climatica. Safran Foer è scrittore dalle mille risorse. Per superare il problema di un argomento complesso come le tematiche ambientali, non ha usato una terminologia tecnica, ma piuttosto ha messo in campo una narrativa agile.

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Quindi, in questa opera ha messo in azione metafore diverse per assicurarsi di essere capito dai suoi lettori. Pertanto nel romanzo sono presenti storie bibliche o narrazioni che rimandano direttamente alle sue esperienze di vita.

Accettazione della realtà

Le persone fanno resistenza. Non è facile, né agevole arrendersi all’evidenza che, giorno dopo giorno, il pianeta è sempre più in crisi. Il fatto è che insulti chimici e meteorologici sono dovuti a un progetto di salvaguardia dell’ecosistema terrestre disatteso.

Purtroppo gli individui sono presi da diversi problemi come, ad esempio, la difficoltà a trovare un’occupazione; l’equità sociale che latita; la ricerca spirituale. Tutto giusto. Ma non si può prescindere, sembra dire l’autore di “Possiamo salvare il mondo prima di cena. Perché il clima siamo noi”, dal preservare la salute del globo terrestre che rappresenta il luogo dove poggiare i piedi in attesa che le proprie aspettative trovino una soluzione.

Alla fine il succo dell’argomentare di Jonathan è riconducibile in una frase rintracciabile fra le stesse pagine del suo nuovo romanzo/pamphlet, “Nessuno se non noi distruggerà la terra e nessuno se non noi la salverà... Noi siamo il diluvio, noi siamo l'arca”.

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