Esce nelle librerie della penisola tricolore, in data odierna 11 luglio 2019, un libro che titola “Una morte da amare” (Longanesi, pag. 500) di Peter James. L’autore è piuttosto un unicum all’interno dei professionisti della scrittura. Infatti, per passione e piacere per il verosimile da immettere nelle sue narrazioni, frequenta appena possibile ambienti aperti soprattutto a ‘gente del mestiere’ come poliziotti et similia.

Pertanto è conosciuto e benvoluto, anche da questi ultimi, che non si meravigliano di trovarlo attento ascoltatore nei convegni di criminologia. Prima di dedicarsi a tempo pieno all’invenzione letteraria, era impegnato con professioni che, a ogni modo, confinavano con essa; quindi, vanta pure esperienze di produttore e sceneggiatore di film. Ha nel suo carnet anche un primato: nel 1994 ha pubblicato il primo romanzo elettronico, “Host”, che venne ospitato in un floppy disc acquistabile dai suoi fan.

La storia del noir

Jodie Bentley ha giurato di abbandonare il titolo di brutto anatroccolo che la perseguita da sempre. Pertanto, non si fa scrupolo di adattarsi a qualsiasi tecnica o soluzione, che le si parino davanti per diventare ricca e bella. Ormai ha sposato una filosofia che è lontana dall’arrangiarsi o dall’accontentarsi. Quindi agisce. Trova e sposa un uomo ricco. Si rivolge alla chirurgia plastica per fare strage di cuori in società.

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Ma tutto il suo agire la porta in situazioni in bilico tra il possibile e l’impossibile; tra il legale e il criminale. L’ispettore Roy Grace ha da qualche mese perso la moglie; un suo storico nemico si è rimesso di nuovo a delinquere. No, non è proprio un bel momento per il poliziotto. E, come non bastasse, in città pare abbia fatto il nido una sorta di ‘vedova nera’ che opera con la sua mente velenosa.

Obiettivi e invenzioni

Le strade per raggiungere i propri obiettivi non sempre sono illuminate. Tuttavia, come succede nel libro scritto abilmente da James, se la situazione non è percorribile con facilità, nessuno vieta di ingegnarsi per renderla tale. Questo è il parere della protagonista, liberata dalla penna del romanziere britannico fra le pagine del libro. Va da sé, che le invenzioni che si possono mettere in campo per facilitare il proprio cammino, non sempre hanno l’etichetta che ne certifichi l’aspetto legale.

Sicuramente è possibile e legale rivolgersi a un chirurgo plastico con esperienza, per superare situazioni estetiche portatrici di disagi più o meno limitanti la propria esistenza. Questo per ciò che concerne l’estetica. Diventa più difficoltoso approssimarsi a quello economico: non ci sono professionisti ai quali rivolgersi, capaci di tramutare i connotati di un individuo normale in uno con un incredibile conto in banca.

Certo, per il personaggio del romanzo, una possibilità esiste: sposare un uomo ricco. Peccato che poi nasca il problema di cosa farsene, non del ricco, ma dell’uomo. Visto che a lei interessa solo l’aggettivo ‘ricco’ che, con sua grande delusione, rimane attaccato inesorabilmente a un essere pensante. Alla fine, “Una morte da amare”, è anche una riflessione su quanto sia legittimo raggiungere certi obiettivi.

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