Blu stanzessere è il titolo del romanzo di esordio di Roberta Zanzonico edito da Ensemble ed uscito nei mesi scorsi.

Uno Stanzessere è un particolare momento della vita divenuto la vita stessa. È uno spazio solo apparentemente limitato, in cui convivono - a volte pacificamente e a volte no - il passato, il presente e il futuro. In ogni Stanzessere il momentaneo diventa universale e il tempo sembra dilatarsi all’infinito. Le emozioni e le percezioni della realtà assumono un carattere totalizzante: chi vive in uno Stanzessere è momentaneamente spacciato, ma in un mondo in cui il momentaneo coincide con l’eterno la speranza di una possibile liberazione si allontana ogni giorno sempre di più.

L'essere è imprigionato dai ricordi della memoria

Blu Stanzessere, primo romanzo di Roberta Zanzonico, parla proprio di un disperato tentativo di liberazione dalla memoria, dalle catene dei ricordi che legano l’animo umano al vissuto e lo costringono all’immobilità dei sensi. Un viaggio sensoriale e momentaneo che non si estende nel tempo e nello spazio, ma che avviene in un non luogo, durante una notte che è allo stesso tempo infinite notti.

Il protagonista, privo di identità, si risveglia improvvisamente, dopo un sonno molto simile alla morte, privo di memoria.

Un Guardiano non troppo cordiale lo costringe a visitare diversi Stanzessere, e alla richiesta di ulteriori chiarimenti il protagonista scopre che non ci sono spiegazioni possibili, perché tutto quello che c’è da sapere equivale a tutto quello che si vede, o meglio, che si sente volta per volta.

In questi universi sensoriali, così differenti tra loro, il rischio di essere inghiottiti dalle emozioni altrui diventa sempre più grande: sarà il Guardiano a trascinare via il protagonista dal freddo, dal dolore, dal pianto o da quei Sospiri ingannevoli che, in questo strano e labirintico universo, sembrano il più dolce dei pericoli.

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La chiave è il mare

Non a caso la presenza del mare, elemento chiave di tutta la storia, diventa sempre più invadente. Esattamente come la memoria, continuamente in bilico tra il ricordare e l’immaginare, tra un passato che emerge e un futuro che ci si presenta davanti, il mare oscilla eternamente, inghiottendo le parole che decidiamo di consegnargli, chiuse in una bottiglia o urlate sull’orlo di un precipizio, decidendo, con una logica incomprensibile, quali conservare e quali regalare all’abisso.

Esiste dunque un modo per sottrarsi al dolore dei ricordi? Esiste un modo per dimenticare il male causato e ricevuto? Liberarsi dal dolore vuol dire prima di tutto accettarlo, comprenderlo. Vuol dire capire che la paura, la nostalgia e il freddo della solitudine fanno parte di un percorso di crescita a cui è impossibile sottrarsi. Uscire da uno Stanzessere è possibile, perché nessuna serratura impedisce la fuga, nessun cancello ostacola il percorso.

Alla fine del romanzo il protagonista riscoprirà sé stesso attraverso la comprensione del proprio dolore, dimostrandosi potenzialmente in grado di superare ogni ostacolo della vita e di accettare con entusiasmo ogni ricordo, persino il più amaro.

Il mare, con il suo blu immenso e vacillante, diventerà in questo modo il più caloroso dei rifugi.

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