Il calcio come strumento potente, corrente frenetica di emozioni incontenibili, snodo di coesioni ed appartenenze. Il cortometraggio del regista e sceneggiatore Adriano Valerio, intitolato Les Aigles de Carthage è stato presentato alla 77^ Mostra del Cinema di Venezia e, attraverso filmati originali e testimonianze dirette, ha addensato un racconto epico, quello dedicato alla partita che il 14 febbraio 2004 assegnò alla Tunisia la vittoria sul Marocco per la conquista della Coppa d'Africa. Un gioco di squadra spettacolare sostenuto dall'entusiasmo di 60mila tifosi riuniti fin dalle prime luci dell'alba di un giorno memorabile nello stadio di Rades.

Il film fa rivivere emotivamente un evento che, all'epoca della dittatura di Ben Ali, è riuscito a portare il vento dell'unità nazionale segnando prodromi di un mutamento sociale che sarebbe poi germogliato nella rivoluzione del 2011 nel contesto della Primavera Araba.

Il film è stato proiettato con successo il 2 e il 3 settembre nell'ambito della 35^ Settimana Internazionale della Critica e venerdì 4 sarà riproposto al Multisala Astra del Lido veneziano. Adriano Valerio è tornato a Venezia per la quarta volta dopo "Banat-Il Viaggio" (2015), "Agosto" (2016), "Mon amour, mon ami" (2017).

Di spalle guardando oltre

Una delle immagini del corto proiettato a Venezia 77 ritrae una ragazzina di spalle che guarda verso il mare di Tunisi.

Sembrerebbe quasi un segno distintivo della regia di Valerio, che fissa analoghi fotogrammi in uno dei suoi primi lavori: "37^4S", vincitore nel 2014 del David di Donatello e di un Nastro D'Argento e premiato con una menzione speciale al Festival di Cannes del 2013, film che mostra una coppia di adolescenti di spalle davanti ad una piscina vuota.

La circostanza potrebbe sembrare paradossale, data l'ambientazione nella tempestosa isola di Tristan da Cunha nel sud Atlantico.

La dimensione contemplativa impregna lo sguardo del regista milanese, che ha vissuto a Palermo e abita a Parigi, e la stessa cifra si ritrova in "Les Aigles De Carthage" (titolo internazionale "The Eagles of Carthage") disciolta nell'intento dell'individuazione delle grandi latitudini.

Le riprese sono ampie e protese nella profondità, sui viali alberati di palme, sui tetti della città o nella visione del porto ed il movimento attraversa le varie sequenze come un fendente liberando un'essenza introspettiva. Il paesaggio è sempre anche interiore, fermo su un confine da oltrepassare che sia l'orgoglio o la rabbia, la gioia esultante o il bisogno di riscatto, la voglia di andare via e la nostalgia struggente delle radici. I primi piani dei volti mettono in risalto la forza delle emozioni e i contrafforti della narrazione poggiano su un equilibrio che sa accogliere e sviluppare i contrasti in una miscela squisitamente documentaristica staccata da espliciti intenti sociologici o antropologici.

"Il Calcio mi affascina in tutti i suoi aspetti - ha dichiarato Adriano Valerio - come tattica, occupazione degli spazi, valorizzazione del singolo attraverso il collettivo e del collettivo attraverso gli individui. Fin da ragazzo sono stato un tifoso dell'Inter e dello sport del Calcio amo virtuosismo, talento, rito. Vorrei ricordare Pierpaolo Pasolini che diceva che il Calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo".

L'opera di Valerio trasmette allo spettatore il racconto vivido e verace della Coppa d'Africa 2004, il boato di una vittoria che è stata l'eco di un'aspettativa silente e trepidante, proponendo in una sintesi rarefatta tanto quanto incisiva, una chiave interpretativa multipla, intima, sportiva e politica.

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