Giordano Bruno Guerri ha curato e introdotto la raccolta Dolci le mie parole: Le più belle poesie, una selezione di versi di Gabriele d’Annunzio in uscita il 3 marzo per Crocetti editore. Il volume, di 128 pagine e al prezzo di 16 euro, nasce da una scelta “ispirata al mio gusto personale e alla mia sensibilità”, frutto di “decenni di studi e molti anni di gestione del Vittoriale”. Guerri spiega di essere entrato nell’opera dannunziana cercando di avvicinarsi alla sua sensibilità, selezionando anche le poesie che percepisce come più moderne. I versi sono disposti in ordine cronologico, partendo da Primo Vere, la raccolta giovanile composta a sedici anni, fino all’ultima poesia È Qui giacciono i miei cani, composta di getto sessanta anni dopo e incisa su una lapide nel luogo in cui fu concepita.
Al centro del libro, sottolinea Guerri, vi è il periodo tra Ottocento e Novecento, quello delle Laudi, in cui si colloca la maggior parte dei capolavori dannunziani, da cui emerge “il desiderio del bello e l’abbandono alla natura”. Guerri rileva inoltre l’importanza de La pioggia nel pineto, “eccezionale per tecnica linguistica e con un ritmo straordinario”. Questa poesia ha influenzato curiosamente la cultura popolare: nel 1958 Domenico Modugno, durante una tournée in America, vide due fidanzati in un abbraccio d’addio sotto la pioggia a Pittsburgh, città in cui morì Eleonora Duse. Da questa immagine nacque Piove (Ciao ciao bambina), in cui è evidente la citazione dannunziana. Guerri ricorda anche A’ vucchella, lirica dannunziana diventata un classico della canzone napoletana, scritta per una sfida tra amici al caffè Gambrinus di Napoli.
Il Vittoriale: un luogo dannunziano tra storia e vocazione
La raccolta sarà presentata il 14 marzo al Vittoriale con una festa che celebrerà anche il restauro del mausoleo, “tornato in tutto il suo splendore” e dotato di illuminazione notturna, e il completo rifacimento dell’auditorium. Quest’ultimo, costruito ai tempi della permanenza del poeta ma arredato negli anni Settanta, era definito da Guerri “bruttino e senza riscaldamento”, mentre ora è “bellissimo”. Il Vittoriale degli italiani, complesso eretto dal 1921 a Gardone Riviera, ha raggiunto l’anno scorso circa 303mila visitatori, di cui circa 50mila provenienti da scolaresche.
Guerri conclude sottolineando che questa iniziativa mira a restituire a d’Annunzio la sua vera immagine, “liberarlo dei pregiudizi del protofascista, dell’uomo dedito al lusso e ai piaceri”.
L’obiettivo è mostrare un poeta instancabile nel lavoro, capace di comporre per molte ore di seguito, travolto dalle “Furie laboriose” che egli stesso evocava. L’operazione, spiega, è proseguita attraverso libri, convegni e film; “ora si comincia a riscoprire d’Annunzio nella sua vera luce” e si auspica che questo libro “serva ancora di più a questo scopo”.
Il Vittoriale degli italiani nasce come opera voluta da Gabriele d’Annunzio a partire dal 1921 e donato allo Stato italiano tramite un atto del 22 dicembre 1923, come consegna della sua “vita migliore” alla patria. Il complesso, inserito in un parco monumentale, ospita archivi, cinquantamila volumi e migliaia di oggetti. Nel tempo si è trasformato in una casa-museo di rilevanza nazionale e internazionale, divenendo una delle mete culturali più visitate d’Italia, con affluenze intorno a trecentomila visitatori l’anno.
Nel corso dei mandati di Guerri, attualmente al quarto, il Vittoriale si è arricchito con il Museo D’Annunzio Segreto e il Museo D’Annunzio Eroe, oltre ad aver ospitato edizioni del festival Tener‑a‑mente che hanno visto protagonisti artisti di primo piano. Questa eredità culturale ha contribuito a rilanciare la figura di d’Annunzio, spogliata di alcuni pregiudizi e restituita al pubblico nella sua complessità e valore poetico.
La scelta editoriale e il confronto critico
La pubblicazione di Dolci le mie parole si inquadra pienamente nella più recente linea editoriale che valorizza la poesia di d’Annunzio attraverso scelte curate e motivate. La struttura cronologica del volume fa emergere l’evoluzione stilistica e tematica del poeta: dagli esordi giovanili a contatto con i canoni del tardo Ottocento, fino ai capolavori maturi che esaltano la musicalità del verso e il contatto con la natura.
In questo contesto, il criterio di selezione fondato sulla “vicinanza acquisita dopo decenni di studi e molti anni di gestione del Vittoriale” conferisce autorevolezza alla scelta. L’adozione di testi “anche più moderni” testimonia una volontà di dialogo tra passato e presente, in uno spirito che supera la figura pubblica del poeta per restituirne l’eredità culturale e artistica.