A Vicenza è stata inaugurata l’attesa mostra antologica “Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti”. L’esposizione, ospitata alla Basilica Palladiana dal 27 marzo al 26 luglio, propone un percorso articolato in cinque sezioni, con oltre trecento fotografie, installazioni, filmati originali, proiezioni e memorabilia. Si tratta di un progetto significativo per l’arte contemporanea, poiché attraversa mezzo secolo di fotografia intesa come “pratica umanistica prima ancora che visiva”, in dialogo con l’architettura del monumento.

La mostra è stata presentata alla presenza dello stesso Harari, del sindaco Giacomo Possamai, dell’assessora alla cultura e al turismo Ilaria Fantin e dei responsabili dello Studio Tres Architettura Ingegneria.

L’allestimento è organizzato dal Comune e dai Musei Civici di Vicenza, insieme a New Conversations‑Vicenza Jazz, con il contributo di Rjma progetti culturali e Wall of Sound Gallery. Il percorso espositivo ricostruisce ogni fase della “carriera eclettica” di Harari: dagli esordi negli anni Settanta come fotografo e giornalista musicale, attraverso i ritratti intesi come “luoghi di prossimità e ascolto”, fino a un’attività che ha toccato editoria, pubblicità, moda e reportage. L’audioguida recitata dall’artista restituisce contesto, memoria e senso degli incontri, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva.

Un percorso narrativo in cinque sezioni

Il progetto curatoriale si articola in cinque sezioni tematiche.

La prima parte ripercorre gli anni Settanta, periodo in cui Harari, ancora adolescente, coniugava le sue passioni per musica e fotografia. Si prosegue con la presentazione di immagini e sequenze inedite, filmati d’epoca, videointerviste e il documentario di Sky Arte a lui dedicato. Il racconto continua con i ritratti intimi e ravvicinati degli artisti e degli incontri più significativi della sua carriera, fino a fotografare ambiti eterogenei come l’editoria, la moda e il reportage, sempre con un approccio emotivo e umano.

L’allestimento include inoltre un’installazione immersiva e sezioni tematiche dedicate alla musica dal vivo, ai ritratti intesi come incontro, alla fotografia come pratica curatoriale ed editoriale, e al reportage di ricerca.

Il tutto è presentato in uno spazio che dialoga con l’architettura monumentale della Basilica, valorizzandone la spazialità e l’essenza.

Guido Harari: una fotografia narrativa e trasversale

Guido Harari ha costruito una carriera eclettica iniziata nei primi anni Settanta, combinando fotografia e giornalismo musicale. Ha collaborato con numerose riviste e realizzato copertine per artisti italiani e internazionali. Nel tempo ha esteso il suo lavoro a editoria, pubblicità, moda e reportage, privilegiando il ritratto come metodo di conoscenza e racconto intimo. Le immagini esposte colgono i volti e le storie di grandi protagonisti della musica, della cultura e dello spettacolo.

L’audioguida narrata dall’autore stesso offre chiavi di lettura autentiche sul suo percorso: ogni immagine è accompagnata da una voce che restituisce la memoria, il contesto e il valore umano dell’incontro rappresentato. Anche l’architettura della Basilica Palladiana assume un ruolo attivo, diventando parte integrante della narrazione visiva ed emotiva della mostra.