La regista Francesca Archibugi ha presentato a Roma il suo tredicesimo lungometraggio, 'Illusione', un film che trae ispirazione da un episodio di cronaca dimenticato. La pellicola, prodotta da Fandango in collaborazione con Rai Cinema e Tarantula, sarà nelle sale italiane dal 7 maggio, distribuita da 01 Distribution.
L'idea per 'Illusione' è nata circa dieci anni fa, quando Archibugi lesse sul Corriere dell’Umbria la notizia del ritrovamento del corpo di una ragazza minorenne in un fosso vicino all’autostrada. Inizialmente creduta morta, la giovane respirava ancora.
La mancanza di ulteriori informazioni su questo caso di cronaca ha spinto la regista a voler "dare voce a una vittima della cronaca", immaginando il destino di questa ragazza.
La protagonista del film è Rosa Lazar, una quindicenne moldava interpretata da Angelina Andrei. Dopo essere stata ritrovata in condizioni disperate sotto un cavalcavia, Rosa diventa il fulcro di una complessa indagine giudiziaria e psicologica. Ad affiancarla sono due figure chiave: la sostituta procuratrice Cristina Camponeschi, impersonata da Jasmine Trinca, e lo psicologo Stefano Mangiaboschi, interpretato da Michele Riondino. Nonostante le brutalità subite, Rosa mostra "il fascino di una gioiosità patologica nel vedere il mondo, che nasconde il suo profondo disagio interiore".
Le interpretazioni e le tematiche chiave
Durante la presentazione, Jasmine Trinca ha descritto il suo personaggio, Cristina Camponeschi, come "una severa donna di legge che pensa di dover restituire giustizia e dar voce a questa ragazzina che voce non ha". Ha aggiunto che, forse, anche la procuratrice "nella sua vita privata era un po’ come Rosa, nasconde una ferita che possiamo solo immaginare". Dal canto suo, Michele Riondino ha evidenziato come il suo personaggio, Stefano Mangiaboschi, viva un confronto personale con Rosa, in cui "pubblico e privato si fondono". Lo psicologo, lavorando, "mette in gioco se stesso", e Rosa, con il suo carattere, ha la capacità di "mettere in luce quelle zona d’ombra che ognuno di noi ha e ovviamente anche il mio personaggio".
Il film affronta anche il delicato tema del potere maschile, ambientato nei luoghi della prostituzione frequentati da Rosa, con una clientela che include politici e giornalisti tra Strasburgo e Bruxelles. Archibugi ha precisato che il film è stato "scritto molto prima dei file Epstein", e ha riflettuto sulla trasformazione del desiderio maschile: "i ragazzi di diciotto, diciannove anni non hanno nessuna voglia di comprarsi le donne, la più bella della classe la vogliono conquistare. Ma passando il tempo in molti uomini prevale la sola voglia di sopraffazione, declina la potenza della gioventù e subentra un’altra cosa, il potere".
La visione artistica e le sfide produttive
Sebbene la genesi del film sia legata a una vicenda di cronaca, 'Illusione' non intende essere un'opera di denuncia o un veicolo per insegnamenti morali.
"Rifuggo da quei film che vogliono lanciare messaggi", ha affermato Archibugi, sottolineando la volontà di esplorare la complessità umana e i diversi modi di sopravvivere a una realtà difficile. La narrazione si concentra su una vicenda giudiziaria che si intreccia profondamente con la dimensione intima dei protagonisti, mostrando come anche il PM e lo psicologo siano "esseri umani che hanno le loro complessità".
Sul fronte produttivo, il produttore Domenico Procacci ha annunciato l'intenzione di fare ricorso contro la decisione della commissione cinema che ha negato l'assegnazione dei contributi selettivi a 'Illusione'. Procacci ha definito "veramente assurdo" il rifiuto della sceneggiatura, curata da Francesca Archibugi insieme a Francesco Piccolo e Laura Paolucci.
Il film ha comunque ottenuto un importante riconoscimento al Bif&st di Bari, dove la regista ha ricevuto il premio Bif&st Arte del Cinema. Archibugi ha espresso il suo apprezzamento per il festival, sottolineando che "ricevere un premio da cinefili veri è un riconoscimento del proprio lavoro". La regista ha infine menzionato il suo impegno in nuovi progetti, evidenziando come il periodo di scrittura sia per lei "il più bello, ma anche il più fecondo".