Ci sono collaborazioni che nascono per caso e altre che, con il tempo, diventano un linguaggio condiviso, come quella tra Daniela Spalletta e Stefania Tallini. Il loro è un percorso costruito negli anni, tra concerti, ricerca musicale e un dialogo sempre più consapevole.
Il nuovo album Con fuoco è solo un'altra di questo viaggio. Un progetto discografico in cui jazz, musica colta e tradizione si incontrano in modo personale. Al centro, anche la rilettura di Alfonsina y el Mar, in una versione che si allontana dalla narrazione più drammatica per trasformarsi in un racconto in musica sospeso, delicato e contemporaneo.
Il progetto musicale di Daniela Spalletta e Stefania Tallini: 'Le affinità quanto le divergenze sono ugualmente importanti'
Abbiamo incontrato Daniela Spalletta e Stefania Tallini per approfondire il loro progetto e anticipare cosa in futuro questo duo riserverà al pubblico. Dal primo incontro artistico alla pubblicazione di Con fuoco, con uno sguardo a futuro ricco di novità e musica dal vivo.
Partendo dall’inizio: come è nato concretamente il vostro incontro artistico e cosa vi ha fatto capire, fin da subito, che poteva diventare un progetto solido nel tempo?
Ci siamo incontrate la prima volta nel 2018, al Jazzit Fest, il festival itinerante organizzato da Luciano Vanni, che si proponeva proprio di creare formazioni inedite, con repertori originali appositamente composti per il festival.
Sin da subito ci siamo accorte di una bella sintonia artistica, dovuta probabilmente ai nostri background artistici e accademici simili; e da lì, infatti, non trascorse molto tempo prima di incontrarci di nuovo.
Il vostro è un dialogo tra due identità forti ma diverse: nel tempo avete trovato più punti in comune o sono proprio le differenze a tenere viva la vostra musica?
Possiamo affermare che tanto le affinità quanto le divergenze siano ugualmente importanti nel definire la nostra collaborazione artistica: i punti in comune segnano un tracciato stabile e coerente sul quale costruire, mentre le differenze alimentano di volta in volta la sorpresa e la curiosità, componenti indispensabili a nutrire la creatività.
Nel vostro lavoro convivono jazz, musica colta e tradizione: come nasce concretamente l’equilibrio tra questi mondi quando costruite un brano?
L’equilibrio consiste probabilmente nello sforzo di integrare gli stili attraverso la propria identità artistica, intesa come summa di tutte le esperienze, musicali e non, che determinano la personalità e l’attitudine di un musicista. E’ anche vero che, se volessimo scandagliare tutti questi modelli estetici, indubbiamente l’approccio jazzistico alla creatività è un potente sistema di pensiero di sintesi, un vero e proprio paradigma culturale, attraverso il quale è possibile riscrivere le regole e rendere viva la creazione sonora.
Con fuoco arriva dopo anni di concerti insieme: qual è stato il momento in cui avete capito che era arrivato il tempo giusto per fermare tutto in un album?
In realtà è stata un’idea presente sin dall’inizio, che per una serie di esigenze pratiche si è concretizzata solo alla fine del 2024.
Siamo due musiciste indipendenti, molto attive anche con altri progetti artistici individuali, ed entrambi questi aspetti, sommati alla consapevolezza che l’appuntamento con lo studio di registrazione si arrichisce sempre dell’intesa maturata nei concerti dal vivo, ci hanno accompagnato gradualmente verso una rilassata presa di coscienza che il momento giusto fosse arrivato.
Il titolo richiama qualcosa di molto istintivo e viscerale: cosa rappresenta oggi, per voi, questo “fuoco” nel vostro modo di fare musica?
La scelta del titolo, mutuata dall’agogica musicale, ben rappresenta l’attitudine di entrambe nei confronti della musica e delle nostre reciproche interazioni: passione, energia, vigore e intensità emotiva.
Più in generale, credo che entrambe esprimiamo un approccio piuttosto materico e pieno al “suono”, inteso sia sul piano tecnico-strumentale che, e soprattutto, su quello compositivo, nel quale il concetto di “forma”, spesso evanescente e inafferrabile nel mondo contemporaneo, è al centro della nostra attenzione e indagine.
La potenza di Alfonsina y el Mar: 'È un brano senza tempo'
Alfonsina y el Mar è un brano molto forte anche a livello simbolico: cosa vi ha spinto a scegliere proprio questo pezzo come singolo?
La sua capacità di essere immortale e autentico, a prescindere dalla caratteristiche stilistiche e linguistiche. È un brano senza tempo, ancestrale ed estremamente contemporaneo, e come le grandi opere d’arte, profondamente umano e universale.
La vostra versione evita il lato più tragico e punta più su una trasformazione: perché la decisione di proporre questo inedito punto di vista?
Questa è in realtà l’interpretazione molto poetica e spirituale che ha voluto darne Giorgio Rizzo, autore del videoclip del singolo. In effetti, il brano e la storia della sua protagonista sono talmente potenti e intensi da riuscire a contenere molteplici sfumature e sentimenti. Sta poi all’interprete far vivere ogni parola e nota, intrecciandola al proprio vissuto e bagaglio emotivo.
Guardando avanti: dopo Con fuoco, sentite di aver aperto una nuova fase del vostro percorso o questo album è più una sintesi di quello che siete state finora? Cosa vi aspettate dal futuro?
Certamente, Con Fuoco è una fotografia di questo momento, con cui raccontiamo il nostro incontro e la sintesi delle reciproche individualità che ne è scaturita.
Per il prossimo futuro, ci aspettiamo di continuare a portare dal vivo il nostro progetto e di incontrare le orecchie e i cuori di molti, a cui consegnare la nostra musica, come e più di quanto abbiamo fatto fino ad ora.