Vi siete mai chiesti quali sono le regole del colloquio perfetto? Diciamo che non esiste una formula che garantisce la buona riuscita di un colloquio in quanto entrano in gioco diversi fattori, anche soggettivi. Vi sono però alcuni errori gravi che rischiano di compromettere l’esito di un’intervista apparentemente impeccabile. Dopo aver visto gli errori da evitare nella stesura del Curriculum Vitae, ecco quali sono gli errori più frequenti durante il colloquio di selezione.

1. Sto arrivando, c’era traffico...

Il primo errore da non commettere è quello di arrivare tardi all’appuntamento con il selezionatore o presentarsi all’ultimo minuto, paonazzi e con il fiatone per la corsa fatta.

Innanzitutto è una mancanza di rispetto verso il lavoro del selezionatore, inoltre non è buona premessa e ci sono datori di lavoro che “bocciano” candidati solo per questo motivo. Senza contare che, arrivando tardi, il selezionatore non potrà dedicarvi il tempo preventivato in quanto potrebbe avere altri appuntamenti.

È buona abitudine partire con largo anticipo anche se si conosce la zona, vedere dove si trova l’azienda e andare in un bar a bere un caffé e ricomporsi, per poi presentarsi in azienda con 10 minuti di anticipo (presentandosi troppo presto il rischio è di far trasparire un carattere ansioso).

Qualora ci sia qualche impedimento serio, bisogna avvertire l’azienda appena si comprende di essere in ritardo, scusandosi per l’inconveniente.

2. Standing, postura e... stretta di mano

Bastano 7 secondi per formulare la prima impressione su una persona e modificarla è praticamente impossibile. Importantissimo dunque è come ci si presenta a un colloquio, in quanto il selezionatore si farà un’idea di voi guardando come siete seduti, vestiti e come vi presentate.

L’abbigliamento dev’essere sobrio, adeguato al contesto aziendale e alla posizione alla quale aspirate.

Non è necessario presentarsi in tailleur, ma vanno evitati capi troppo sportivi come tennis, jeans strappati e tute. Da evitare anche scollature, smalti appariscenti, capelli non ordinati, tatuaggi in vista e trucco pesante.

Una volta entrati in azienda vi faranno accomodare. È molto importante l’atteggiamento che tenete durante l’attesa: non guardare il cellulare (che va spento prima di entrare), stare composti ed evitare di chiacchierare con la persona all’accoglienza.

La postura è importante anche durante il colloquio, tenere le braccia incrociate è sinonimo di chiusura, appoggiare il viso sulle mani fa sembrare svogliati, etc.

Per concludere la fase della prima impressione, è importante presentarsi con una stretta di mano decisa, guardando negli occhi l’interlocutore e pronunciando il vostro nome e cognome mostrando sicurezza.

3. Ci conosceva già? No!

Eccoci entrati nel clou del colloquio. Le aziende sono attratte da candidati motivati a entrare nella loro squadra e, spesso, il selezionatore indaga su questo aspetto informandosi sulla conoscenza che il candidato ha della società e le motivazioni che lo spingono a iniziare una collaborazione con essa. L’errore da evitare in questa fase è dare una risposta negativa o improvvisata.

Per ovviare a questo problema dovete prepararvi molto bene all’incontro, studiando il sito dell’azienda e prendendo più informazioni possibili. Qualora non venisse posta alcuna domanda in merito, al selezionatore farà sicuramente piacere se, al termine del colloquio, aggiungeste spontaneamente le motivazioni per le quali vorreste iniziare una collaborazione con loro.

4. Di cosa si occupava in questa azienda? È già scritto sul CV!

Il selezionatore deve capire chi siete e se il vostro profilo è idoneo a ricoprire una posizione in un tempo davvero limitato, che va dai 30 ai 60 minuti. Per fare ciò ognuno ha i propri metodi e le proprie domande. Va ricordato che tutte le domande che vi vengono poste, anche quelle più “strane”, nascondono delle motivazioni a voi ignote e spesso il selezionatore vuole solo testare la vostra reazione.

Cercate dunque di mostrarvi tranquilli e disponibili a rispondere in modo esauriente a tutti i quesiti, anche se vi sembrano ripetitivi, senza farvi sorprendere da eventuali domande trabocchetto.

5. Come sono andato? Quanto mi pagate?

Al termine del colloquio in genere si lascia spazio al candidato per domande e precisazioni. Se così non fosse potete chiedere voi, con molta educazione, di poter porre alcuni quesiti. Arrivati a questo punto le domande che porrete sono fondamentali per definire l’esito del colloquio.

Non avere domande non è mai un buon segnale, preparatevi dunque 5/6 domande (alcune potrebbero trovare risposta già durante il colloquio) e fatene poi 2 o al massimo 3.

Le domande che ponete devono riguardare l’azienda e i suoi progetti, la posizione e gli eventuali progressi di carriera o il team di lavoro.

Importante è evitare di porre domande riguardanti il contratto, la retribuzione, gli orari di lavoro o l’esito del colloquio. Questi quesiti potrebbero infatti ribaltare le sorti della selezione e farvi scartare anche dopo un colloquio impeccabile. Se il selezionatore non vi parla di questi aspetti significa infatti che, in caso di esito positivo, seguirà un incontro di approfondimento.

Non sempre bisogna incolparsi per la non riuscita di un iter di selezione, spesso infatti si viene scartati semplicemente perché un altro candidato è risultato più allineato di voi, oppure perché la vostra personalità potrebbe non rispettare gli equilibri del team di lavoro o dell’azienda.

Seguendo i consigli riportati avrete però molte più chances di ottenere un esito positivo o di essere ricontattati in futuro per altre posizioni.

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