mindfulness è un termine inglese che deriva dalla parola sati, che in lingua pali (la lingua cioè in cui sono stati compilati e tramandati i testi della più antica tradizione buddhista Theravada) indica i concetti di consapevolezza e attenzione. Come già accennato nel precedente articolo [VIDEO], concettualmente la mindfulness si contrappone alla pratica del mind wandering: mentre quest’ultima presuppone pensieri e attenzione totalmente slegati dalla realtà circostante, con il corpo che occupa uno spazio e la mente un altro, essere mindfulness significa invece immergersi totalmente nel momento presente, prestando attenzione consapevole a ogni percezione sensoriale, all’atto stesso del pensare, con assoluta accettazione e senza volontà di giudizio.

Non si tratta dunque di un particolare stato mentale, o di coltivare pensieri positivi, ma di vedere e accettare le cose per come sono, entrandovi in armonia, gustando ogni momento nella sua unicità

Perché è così difficile?

Di fatto l’uomo è programmato per sopravvivere e riprodursi con successo. Ciò in buona sostanza significa regolare l’esistenza in base al principio del piacere, ovverosia rincorrere tutto ciò a cui attribuire una valenza positiva ed evitare al contempo le cause di dolore e fastidi. Siamo pensatori compulsivi: rimuginiamo continuamente su come migliorare le cose senza riuscire ad accantonare il pensiero quando non serve. Immersi in un continuo stato di giudizio che ci porta a valutare ogni cosa come buona o cattiva, positiva o negativa, presto ci accorgiamo che tutto è transitorio (nel buddhismo si parla di impermanenza) e nel momento in cui ne acquisiamo consapevolezza ecco che l’esistenza appare difficile e insoddisfacente.

Così facendo la vita, più che sperimentarla, più che viverla, la pensiamo, continuando a credere che la felicità stia nel futuro, nel raggiungimento di qualcosa di più grande rispetto a quello che abbiamo nel presente. Siamo esseri intelligenti programmati per ricercare il piacere ed evitare il dolore, per vincere il confronto con gli altri, ma non riusciamo ad accettare malattia, invecchiamento e morte.

Effetti della mindfulness

Le prove scientifiche degli effetti della mindfulness sono ormai inconfutabili. Il team di Richard Davidson, professore di psicologia e psichiatria, per mezzo di una serie di esperimenti condotti presso il Laboratory for Affective Neuroscience dell’università del Wisconsin, ha scoperto che le persone con problemi emotivi (tipo ansia o depressione) presentano una più frequente attivazione della corteccia prefrontale destra, mentre le pratiche meditative stimolano prevalentemente quella sinistra, con ragguardevoli effetti sulla produzione di serotonina, sul senso di benessere e felicità, migliorando perfino le risposte immunitarie dell’organismo.

È importante comprendere che la maggior parte della sofferenza psicologica deriva dal tentativo conscio o inconscio di evitare la sofferenza stessa, spesso utilizzando rimedi come alcool, droghe leggere, psicofarmaci, cibo, shopping compulsivo. Tutte scappatoie volte a fuggire dai contenuti della mente, che peggiorano ulteriormente la situazione, assuefacendoci rapidamente. La pratica della mindfulness, al contrario, mira ad andare incontro alle esperienze difficili per renderle sempre più tollerabili: non è fuggire dalle emozioni e dal dolore, ma osservazione e accettazione del dolore stesso. Che inevitabilmente diminuisce.

Come si pratica

Ci sono essenzialmente tre vie per praticare la mindfulness: quella informale, in cui si prende l’impegno durante la giornata di prestare attenzione a ciò che accade nel momento; quella formale, basata sulla meditazione vera e propria, ovvero su un oggetto di attenzione (normalmente il respiro) a cui riportare la mente ogni volta che se ne allontana; infine quella in ritiro, dedicando più giorni alla pratica esclusiva. Nessuna delle tre modalità estromette l’altra e la scelta su quale praticare sarà sempre libera e soggettiva, in base alla condizione del momento e alle personali aspettative. Come ogni attività che s’impara da zero all'inizio sono necessarie volontà e costanza, ma gli effetti già nel medio periodo saranno tali da cambiare per sempre la propria vita.