Sole, mare e temperature gradevoli sono i regali della bella stagione che porta però con sé anche qualcosa di meno gradito: zecche, zanzare e le tanto temute processionarie! La folta peluria dei bruchi di processionaria cade facilmente e diffondendosi nell’Ambiente può provocare reazioni infiammatorie nell'uomo e in altri animali, reazioni particolarmente forti se questi peli entrano in contatto con l'apparato respiratorio.

La processionaria del pino: Thaumetopoea pityocampa

Esistono molte specie diverse di processionaria ma in Italia la più diffusa è sicuramente la processionaria del pino.

La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è un insetto dell'ordine Lepidoptera [VIDEO], il cui nome comune nasce dall'abitudine che hanno i bruchi di spostarsi rigorosamente in fila, formando una sorta di processione.

I loro nidi vengono costruiti prevalentemente su specie appartenenti alla famiglia Pinaceae e all'inizio della primavera le larve nate l'estate precedente iniziano a nutrirsi, defogliando completamente i rami e causando notevoli danni e stress meccanici e fisiologici alle piante.

Sono animali fortemente gregari, imbavano gli aghi con tenui trame di seta e costruiscono nidi in cui rifugiarsi nei periodi di inattività. Intorno a fine maggio i bruchi scendono in lunghe file indiane dagli alberi, si spostano sul terreno e si interrano a qualche centimetro (5-15 cm) di profondità per passare allo stadio di crisalide. Queste processioni sono un'espressione meravigliosa di comportamento sociale. Il bruco alla testa del gruppo è generalmente una futura femmina che porta l'intera colonia alla ricerca di un sito adatto per scavare.

La diapausa delle crisalidi ha una durata variabile, generalmente da marzo-aprile fino a luglio-settembre, ma in caso di condizioni avverse può protrarsi per uno o più anni. Una volta avvenuto lo sfarfallamento delle falene inizia il periodo di accoppiamento e l'ovodeposizione. Ogni femmina può deporre all'incirca 150/270 uova. Le falene sono del tutto inoffensive per uomo, piante ed altri animali. Verso agosto, dopo la schiusa, i giovani bruchi iniziano a nutrirsi e con l'avvicinarsi dell'autunno costruiscono solidi nidi esposti al sole che permetteranno loro di superare l'inverno e arrivare alla primavera successiva.

Come riconoscere le processionarie

Allarmarsi per ogni bruchetto peloso incontrato sul cammino non è necessario, basta semplicemente imparare a riconoscere le processionarie e star loro alla larga in caso di incontro.

Il bruco adulto ha una lunghezza di circa 40 mm. Superati i primi stadi, assume il suo aspetto definitivo e appaiono i ciuffetti di peli urticanti dorsali su ciascun segmento del corpo.

Il capo è di colore nero mentre il tegumento e i peli che rivestono il corpo variano considerevolmente in base alla zona in cui ci si trova. In generale, il tegumento è più scuro nelle aree più fredde e varia dal grigio/bluastro al nero. I peli dorsali vanno dal giallo all'arancione opaco mentre i peli urticanti sono incolori e difficilmente visibili a occhio nudo.

Danni all'uomo e ai nostri amici a quattro zampe

I bruchi di processionaria attraversano cinque mute prima di diventare adulti e alcuni studi hanno dimostrato che i loro peli sono urticanti solo dal terzo stadio in avanti.

Se l'insetto si sente minacciato, estroflette le aree addominali portanti i peli urticanti che anche senza altra azione meccanica possono disperdersi nell'ambiente per opera del vento. Grazie alla loro forma a uncino, i peli penetrano facilmente nella cute causando forti irritazioni. Questi peli contengono infatti una proteina che causa la liberazione di istamina, molecola mediatrice dell'infiammazione.

Attenzione dunque durante le passeggiate in mezzo ai boschi, in montagna o semplicemente nei parchi pubblici in città. Le reazioni sull'uomo possono essere diverse in base alla zona colpita. In caso di contatto con la pelle segue una forte eruzione cutanea, se i peli vengono inalati c'è il rischio di un'irritazione delle vie respiratorie, se ingeriti le mucose della bocca e dell'intestino possono infiammarsi e il contatto con gli occhi causa una grave congiuntivite.

Le larve di processionaria del pino possono essere pericolose anche per animali come bovini, cavalli o cani. Inevitabilmente il cane annusa o mangia l'erba, entrando in contatto diretto coi peli urticanti della processionaria. I sintomi compaiono molto rapidamente: ipersalivazione, edema alla lingua con ulcere, tosse, vomito. Nei casi più gravi si può arrivare a necrosi di intere porzioni della lingua, soffocamento e morte.

Che si tratti di un uomo o di un cane, il consiglio in caso di contatto con le processionarie è di recarsi immediatamente in un pronto soccorso o da un veterinario, per ricevere tempestivamente delle cure. È importante evitare di sfregarsi, nonostante il prurito, per evitare di spostare i peli su altre parti del corpo.

Metodi di trattamento per le piante colpite

La disinfestazione per i bruchi di processionaria in Italia è obbligatoria già dal 1998, con il Decreto Ministeriale del 17 aprile (Disposizioni sulla lotta obbligatoria contro la processionaria del pino - Traumatocampa pityocampa).

Questi lepidotteri sono infatti dannosi perfino per gli alberi che li ospitano. Pino nero e pino silvestre sono i preferiti, ma anche altre specie del genere Pinus, Larix e Cedrus sono a rischio. Il danno causato alle piante è differente in base all'età della larva e all'intensità dell'attacco.I problemi maggiori vengono arrecati dai bruchi adulti e un attacco massiccio può provocare danni irreparabili: gli aghi vengono mangiati interamente, i rami rimangono spogli, la pianta diviene sensibile all'attacco di ulteriori parassiti secondari e può, nei casi più gravi, disseccarsi completamente.

I metodi per combattere la processionaria sono diversi.

  • Lotta microbiologica con Bacillus thuringensis. B. thuringensis è un microrganismo dannoso per le processionarie: è in grado di paralizzare i bruchi danneggiandone i centri nervosi. Questo batterio non risulta pericoloso per l'uomo né per la biodiversità dell'area in cui viene effettuato il trattamento essendo in grado di infettare solo alcune specie di lepidotteri.
  • Endoterapia. Questo tipo di trattamento fitosanitario permette di inserire sostanze insetticide direttamente nel sistema vascolare degli alberi che in questo modo risultano protette dai patogeni per l'intera durata della stagione.
  • Trappole ai feromoni. I feromoni sono delle sostanze biochimiche che vengono rilasciate dalle femmine di processionaria per attirare i maschi durante il periodo dell'accoppiamento. Utilizzare trappole ai feromoni confonde i maschi della specie che non essendo pertanto in grado di trovare le femmine non fecondano le uova e si evita in questo modo la nascita di una nuova generazione di processionarie. Il periodo migliore per questo tipo di trattamento è il mese di giugno, in corrispondenza dello sfarfallamento degli individui adulti.
  • Trappole meccaniche. Trappole di questo tipo vengono montate sul tronco degli alberi per catturare le larve durante la loro discesa per raggiungere il terreno. Sono piuttosto efficaci e poco costose.

Distribuzione e nemici naturali

T. pityocampa è diffusa in tutta la regione mediterranea, con l'esclusione di alcune isole. È presente in Corsica, Sardegna, Sicilia, Creta e nelle isole Baleari, ma non sull'isola di Ibiza. Non ci sono documenti per Malta. La sua sopravvivenza è limitata dalla temperatura, ma a causa dei cambiamenti climatici e degli inverni più caldi, ha aumentato il suo [VIDEO]areale settentrionale in Francia (di 87 km verso nord tra il 1972 e il 2004) e la sua altitudine nel nord Italia (di circa 110-230 m tra il 1975 e il 2004).

T. pityocampa ha molti nemici naturali, parassitoidi e predatori, diversi a seconda della fase in cui si trova l'individuo:

  • Sulle uova: i parassitoidi Tetrastichus servadei, Oencyrtus pityocampae, Trichogramma sp., Anastatus bifasciatus, e i predatori Ephippiger ephippiger, Barbitiste fischeri.
  • Sulle larve: i parassitoidi Phryxe caudata, Compsilura concinnata, Pales pavida, Erigorgus femorator, Meteorus versicolor e il predatore Xantandrus comtus.
  • Sulle pupe: i parassitoidi Villa brunnea, V. quinquefasciata, Coelichneumon rudis.

Le malattie più importanti sono causate dai virus Borrelina sp. e Smithiavirus pityocampae, i batteri Bacillus thuringiensis e Clostridium sp., ei funghi (principalmente sulle pupe) Aspergillus flavus, Beauveria bassiana, Cordyceps sp., Metarhizium anisopliae, Paecilomyces farinosus, P. fumoso-roseus e Scopulariopsis sp.