Ogni giorno (purtroppo) troviamo sui quotidiani disgustose notizie che riferiscono di casi di pedofilia.

Nel web è sufficiente scrivere nei motori di ricerca il termine "pedofilia" per verificare la diffusione di questo crimine.

Qualche riferimento concreto: dal quotidiano "La Repubblica" del 5 luglio 2014: "Pedofilia, 55 enne in manette nel Pavese per gli abusi sessuali sulla nipote di dodici anni"; dal quotidiano "Il Messaggero" del 14 giugno 2014: "Trapani, abusa sessualmente per anni della figlia della convivente, arrestato" o anche, del 30 giugno 2014: "Roma.

Abusa della figlia da 6 anni, la moglie lo scopre e lo fa arrestare. Lui: "In famiglia faccio come voglio".

Da "Il fatto quotidiano" del 26 maggio 2014: "Pedofilia: pediatra arrestato a Milano. Violenze su bambino di 12 anni".

Ed ancora, dal quotidiano "Corriere della Sera" del 24 aprile 2014, nel Comune di Opera, alle porte di Milano: "Molestava le due nipotine. Arrestato nonno pedofilo. "Fantasie" "Tutte fantasie" dice l'imprenditore, ma anche sua figlia solo ora ricorda attenzioni prima rimosse".

La cronaca riferisce di persone insospettabili, nel Pavese, il predatore è uno zio, il cognato della madre, uno sposato e con figli; a Trapani, è il convivente della madre che abusa della bambina; a Roma, è lo stesso genitore che abusa della figlia; a Milano, è il medico di riferimento, un pediatra, ad abusare di un ragazzino di 12 anni; a Opera (Milano) è il nonno ad abusare delle due nipotine e a far riemergere qualche brutto ricordo anche nella figlia.

Ma allora, sotto questa valanga di notizie nauseanti, senza entrare nel merito delle singole situazioni, ci chiediamo come possano le donne contribuire a combattere questo flagello disgustoso.

E' vero, ci sono molte associazioni di volontariato, che lottano nell'interesse dei minori. Ma il sostegno presuppone una iniziativa del minore, il quale dovrebbe essere stimolato e convinto a raccontare questioni inenarrabili. Se il minore si vergogna di raccontare, la violenza continua.

Come fare? Ancor prima delle Associazioni di Volontariato, ci sono le donne.

Sì, madri, zie, nonne, vicine di casa, insegnanti e via dicendo.

Siamo noi, le donne, quelle che occupano un "posto di vedetta", quelle che hanno contatti con il predatore, che dovremmo accorgerci che qualcosa non quadra e che dietro a certi atteggiamenti c'è un orco che tenta di arrivare ad abusare sessualmente di un minore.

I pedofili sono persone insospettabili, anche sposati, anche con figli, anche mariti premurosi, anche seri professionisti. La prima cosa da accettare è questa.

Nel 2007, la criminologa Roberta Bruzzone, in un proprio articolo ancora reperibile sul web, intitolato: "Il profilo criminologo del pedofilo", scriveva che i pedofili sono "lupi travestiti da agnello".

Provate a leggere questo articolo ed un brivido vi percorrerà la schiena. Ma ciò nonostante dobbiamo insistere, informarci, leggere, conoscere, studiare, per difendere noi ed i nostri bambini.

Allora, avendo sempre presente che i pedofili sono lupi travestiti da agnello; leggendo, informandosi sulla materia, osservando con attenzione e prestando ascolto, non abbassando mai la guardia, soltanto noi donne potremo capire, prima di tutti, che abbiamo un orco purtroppo anche in famiglia.

Ed in caso di dubbi non dovremo avere indugi: al primo tentativo di approccio dovremo far capire all'orco ed a chiare lettere che ha sbagliato preda; che è proprio il caso che cambi aria ed alla svelta.

Ma se non dovesse essere sufficiente, una volta allontanato il minore, corriamo a denunciare il predatore senza esitazioni.

Perché non è sempre meglio che i panni sporchi si lavino in casa, quando si tratta di bambini.