Si è svolto sabato 6 ottobre ad Ancona il convegno sul tema "Crisi finanziaria e ruolo dell’Europa" organizzato dall’Istituto Gramsci delle Marche e dalla Facoltà di Economia ‘Giorgio Fuà’ dell’Università Politecnica delle Marche coordinato dal Prof. R.Pagetta. Il tema della crisi finanziaria e dei suoi possibili rimedi è stato affrontato dai relatori da più angolazioni.
Il prof. Pietro Alessandrini, ordinario di politica economica presso l’Università Politecnica delle Marche ha descritto l’attuale quadro suddiviso tra paesi in surplus e paesi in deficit, come un sistema nel quale, proprio per l’appartenenza ad un organismo comunitario, i paesi più ricchi sono tenuti a sostenere quelli più poveri, e dove decisivo è il lavoro svolto dalle Banche Centrali.
La Bce deve provvedere con politiche di sostegno e tempestivamente, senza ripetere quanto accaduto con la crisi del 2007 nella quale le banche sono intervenute troppo tardi. Ma anche negli interventi esistono quelli che in economia vengono definiti ‘rischi di azzardo morale’ cioè a dire che non si possono riparare i danni creati dai paesi con economie dissestate con ingenti immissioni di denaro, perché si rischia di creare un sistema fittizio che alla lunga presenta i suoi conti.
Positivi sono dunque gli interventi salva spread adottati da Draghi, e per quanto concerne la Grecia, il Prof. Alessandrini ha definito l’eventuale uscita della Grecia come un evento catastrofico per l’economia di quel paese come di quelle europee, in quanto i costi di uscita sarebbero insostenibili, come altissimi sarebbero i costi di ripristino della dracma.
Nel catalogo pubblicato per la mostra che si tiene in questi giorni sempre nella Mole Vanvitelliana dal titolo ‘1915-1946-Le Marche i marchigiani le guerre il fascismo la Resistenza La Repubblica’ è possibile reperire i dati sul costo della vita e sui salari giornalieri reali. Se nel 1913 l’inflazione è pari a 100 e il salario giornaliero reale è pari a 2,64, nel 1929 l’indice del costo della vita è pari a 426 punti e il salario giornaliero reale è pari a 119,77, nel 1946 l’indice del costo della vita schizza 12.346 e il salario giornaliero reale scende a 90,79. Questi sono dati che fanno riflettere sull’incidenza dell’inflazione sul valore dei salari nel corso del tempo e inducono a riflettere sull’attuale situazione economica italiana ed europea .Questo è quanto accaduto al nostro paese quando da solo doveva affrontare i problemi che sappiamo.
Il Prof. Alessandrini ha ribadito che stare nell’euro è come stare in un club vincolante. ‘Se vi sono forti barriere all’uscita, ci sono problemi anche all’entrata’ ed ha auspicato un processo di convergenza più severo e prolungato nel quale al finanziamento fornito deve seguire poi un corrispondente aggiustamento. Tutto dovrà procedere nella linea del sostegno e dell’aggiustamento sino ad arrivare al 2020 dove sarà possibile l’integrazione politica. E’ poi intervenuto Pietro Marcolini, assessore al bilancio della regione Marche che ha fornito un quadro dettagliato della situazione locale. Per ultimo l’intervento di Walter Cerfeda, responsabile delle relazioni internazionali, associazione ‘Bruno Trentin’ha permesso di ricostruire le cause dell’attuale crisi.
Nel 2001-2002 esplode il commercio mondiale, dal 2007 arriva la crisi. Ma perché il commercio mondiale mette in crisi l’Europa e non gli USA né il Giappone o il Sud asiatico? L’84% della ricchezza europea deriva dal mercato interno, ma la ricchezza chiusa nel mercato interno all’improvviso ha dovuto fare i conti con la competizione internazionale ed ecco che i paesi europei hanno dovuto adeguarsi. Il primo che ha messo in atto riforme strutturali è stata la Germania, molti altri non lo hanno fatto.
Ma poiché tutto è collegato, l’indebolimento dell’economia europea provoca l’indebolimento dell’economia mondiale e dunque gli appelli degli Stati Uniti per un urgente rafforzamento. Ora siamo ad un punto delicatissimo, o si procede verso l’integrazione o si andrà verso la disintegrazione.
Per procedere verso l’integrazione si deve considerare che anch’essa ha dei costi. Compito dei governi sarà valutare tale aspetto e definire come, dove e chi promuoverà la crescita del paese sapendo che anche un processo di crescita ha un suo costo non irrilevante. Dunque politiche di sostegno ma anche l’urgenza di evitare attraverso la lotta all’evasione e mediante forme di amministrazione virtuosa l’enorme cumulo di spreco che ha fatto crescere oltremisura la mole del debito pubblico.