Il disegno di legge di stabilità, in discussione nel Parlamento, tenta di mettere a dieta anche gli Enti di patronato espressione, per il volume degli affari trattati, dei tre grandi sindacati, CGIL, CISL, UIL.
I tagli paventati, perché potrebbero essere ridotti o addirittura cancellati durante l’iter di approvazione della legge, sono di trenta milioni di euro per il 2014 e di altrettanti per il 2015. C’è chi ha parlato di tagli di risorse che non sarebbero nella disponibilità dello Stato ma che apparterrebbero ai datori di lavoro e ai lavoratori.
In realtà il finanziamento agli Enti di patronato, in Italia e all’Estero, è realizzato attraverso il prelievo dello 0,222% dai contributi che sono versati annualmente all’INPS per la copertura assicurativa. Rappresenta, quindi, una spesa di gestione gravante sull’INPS, simile a quella sostenuta per gli Organi, Comitati, personale, beni strumentali e così via. Si tratta di una massa di danaro che viene sottratta ai fondi pensione e che, alla fine, grava sul bilancio dello Stato chiamato a ripianare il deficit dell’INPS.
Per il 2012 il trasferimento allo Stato per finanziare i Patronati è stato quantificato in € 316.271.501,00, con un incremento del 4,1% rispetto al 2010, nella gestione finanziaria di competenza del bilancio preventivo dell’l’INPS.
Gli Enti di patronato che partecipano alla distribuzione di questa enorme torta di danaro sono attualmente circa 29 Enti di Patronato, alcuni dei quali di piccole dimensioni non sempre in grado di offrire un servizio qualificato e professionale.
Ovviamente gli Enti di Patronato sono essenzialmente una espressione dei sindacati a cui si aggiungono anche i CAF, che curano in particolare i rapporti con l’Agenzia delle Entrate (730) e con l’INPS (dichiarazione reddituali, detrazione fiscali, ISEE, Invalidi civili, etc.) che fruttano altri svariati centinaia di milioni di euro.
Che gli Enti di patronato siano una emanazione dei sindacati lo dimostra anche la raccolta delle deleghe sindacali che effettuano all’atto della trattazione delle pratiche previdenziali.
A tale titolo l’INPS prevede per il corrente anno trattenute, a carico di lavoratori e pensionati, di oltre 713 mln di euro.
A fronte della previsione legislativa si registra una generale alzata di scudi. Si sostiene che i tagli sono “un problema per i cittadini” e si paventano servizi “meno efficienza ed efficacia”, con riduzione di personale e chiusure di Sedi sul territorio. Così i tagli non ricadrebbero si Patronati bensì su lavoratori e pensionati.
A mio avviso si tratta di una reazione scomposta e sbagliata. Di contro i tagli dovrebbero portare alla riduzione del numero di Patronati, ad una riorganizzazione, imposta anche dalla informatizzazione dei servizi, con ricadute sui costi di gestione.
Non sfugge, infatti, ad esempio, che con l’invio telematico delle domande di prestazioni all’INPS si elimina un costoso servizio di consegna di documentazione cartacea e molteplicità di inutili accessi alle Sedi dell’INPS. I tagli non devono portare a ridurre i servizi ma a migliorarli attraverso una diversa organizzazione.