Molte delle aziende italiane si trovano in crisi gestionale per l’impossibilità di fare ricorso ai normali e consueti canali di approvvigionamento monetario. Questo impasse induce alla rinuncia e alla perdita di importanti commesse che invece potrebbero essere state acquisite dando luogo allo sviluppo necessario per la creazione dei nuovi posti di lavoro.

Da quando finanziarie, istituti di credito, società di leasing e via discorrendo hanno chiuso i rubinetti nei riguardi delle aziende, ora che si è anche aggiunta la normativa riguardante il Patto di Stabilità che consente ulteriori dilazioni degli enti pubblici nei pagamenti alle industrie fornitrici, il quadro della profonda crisi in atto, si è ampliato a dismisura.

Gli scenari che si prospettano sono il blocco della produzione, la messa in cassa integrazione, la riduzione del pil, insomma qualcosa di autenticamente catastrofico per le già asfittiche casse dei concittadini tartassati da Imu, tasse locali, nazionali, multe, interessi stratosferici sulla mancata puntualità nelle scadenze e tutto il resto della preistorica sauro-burocrazia  di ispirazione savoiarda e borbonica.

Secondo una recente indagine della Fondazione Antiusura Libera, soltanto le organizzazioni criminali come la ‘ndrangheta in Calabria possono contare su fiumi di danaro liquido, ma un prestito concesso tra le città di Reggio e Cosenza rischia di dover sostenere e pagare un interesse annuo del 257%.

A Firenze e in Toscana si sfiora il 400%,  mentre nel Lazio, e in modo particolare a Roma, la soglia del 1500 % è la terribile consuetudine. Una volta stabilito che il debito così contratto è praticamente insostenibile ed impossibile da restituire ecco che le mafie – tramite prestanomi - si impossessano di aziende sane subentrando  e riciclando i proventi del denaro sporco proveniente dai narcotraffici, dal giro delle scommesse clandestine, dei videopoker truccati e delle contraffazioni dei prestigiosi marchi del “made in Italy”.

Il dossier preparato dalla Fondazione Libera, nata a Potenza e poi diramatasi in tutte le altre città della Penisola, nel quale sono citati tutti i casi scoperti, è qualcosa di voluminoso: raccoglie ben due anni di lavoro durante il quale  si è giunti al censimento di ben cinquantacinque famiglie e clan malavitosi.

Sicuramente la punta emergente dell’immenso iceberg del sommerso criminale contro il quale si trovano a lottare forze dell’ordine e magistratura. Le iniziative della Fondazione sono andate oltre e oggi grazie al loro intervento molti imprenditori in difficoltà possono rivolgersi al fine di recuperare l’accesso al credito bancario oltre che un sostegno psicologico e legale a chi è stato vittima di soprusi usurai. Il sito www.libera,it col servizio “Sos giustizia” è a disposizione di quanti richiedano o abbisognano di un intervento di sostegno.