Questa volta non è colpa dei tagli del governo o di una legge specifica, bensì di un meccanismo automatico innescatosi per l’aumento del costo della vita e la diminuita crescita degli aumenti contrattuali. Ad essere colpiti da questa lieve ma pur fastidiosa diminuzione del proprio reddito sono i lavoratori dipendenti.
I numeri parlano chiaro, un operaio specializzato con un redditto annuale di poco superiore ai 20.600 euro avrà una decurtazione sulla tredicesima pari ad euro 21. Un impiegato invece con un imponibile Irpef annuo appena superiore ai 25.100 euro, subirà una perdita sulla tredicesima di 24 euro, infine altre statistiche mostrano come un capo-ufficio con un reddito loro di 49.500 euro subirà una perdita nella tredicesima pari ad euro 46
In estate erano balzate alle cronache le rassicurazioni sui tagli alla tredicesima di Monti e del sottosegretario all’economia Gianfranco Paolillo, rassicurazioni che hanno sempre e comunque fatto leva sul punto che al massimo a pagare sarebbero stati coloro che possiedono dei redditi annuali superiori alla media.
Così non è stato, e anche se di pochi euro, quest’abbassamento del potere d’acquisto che ha colpito le famiglie italiane si farà sentire soprattutto sotto Natale.
Il periodo in questione è uno dei più delicati fiscalmente, non solo per via dell’Imu che maturerà proprio a momenti la sua scadenza, anche per il fatto che ci si avvia verso la stagione natalizia che dovrebbe vedere un aumento dei consumi e quindi un beneficio automatico per le casse di artigiani e commercianti. Secondo gli esperti si potrebbe peraltro tagliare il 30% dell’Irpef sulle tredicesime, a discapito di una perdita per il governo di una cifra enorme compresa tra i 2 e i 2,5 miliardi di euro, che però aiuterebbe non di poco il consumatore che purtroppo dovrà affrontare tra pochi giorni una delle stagioni più complesse per i propri risparmi.