Unioncamereha pubblicato il 24 gennaio il rapporto Movimprese contenente i dati ufficialisulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel 2012. I dati sono statielaborati da InfoCamere, la società informatica delle Camere di Commercioitaliane.
Sono 383.883 le imprese nate nel 2012 (7.427 in meno rispetto al 2011,si tratta del valore più basso degli ultimi 8 anni) a fronte delle quali364.972 - mille al giorno - sono quelle che hanno cessato l'attività (+24 milacirca rispetto al 2011). Il saldo è in attivo di 18.911 imprese, ma non sitratta comunque di un dato positivo, perché vicino a quello del 2009, che èstato sotto questo aspetto l'anno peggiore dal momento in cui ha avuto iniziola crisi.
Al 31 dicembre 2012 lo stock complessivo delle imprese esistentirisulta essere pari a 6.093.158 unità.
Dalla analisi dei dati sulla nati-mortalità suddivisi per regione di appartenenza emerge che sono tre le regioni nelle qualiil saldo fra natalità e mortalità delle imprese è caratterizzato da un attivoconsistente: Lazio (+9.389), Lombardia (+5.687), Campania (+5.117). Risultanoinvece in passivo 7 regioni: Veneto (-2.770), Piemonte (-1.930), Emilia Romagna(-1.389), Marche (-615), Basilicata (-94), Molise (-59).
Guardando alla sola realtà delleimprese artigiane tuttavia emerge un quadro veramente desolante: nessuna delleregioni chiude con il saldo fra natalità e mortalità in attivo. I passivi piùconsistenti si registrano in Lombardia (-3.561), Piemonte (-2.262), Veneto(-2.205), Emilia Romagna (-2.260), Toscana (-2.270), Sardegna (-1.045), Sicilia(-1.004).
Osservando i dati sulla nati-mortalità suddivisi per tipologia di impresasi evince invece la forte sofferenza in cui versano le ditte individuali: ilsaldo in tal caso è in forte passivo, 17.233 ditte individuali in meno rispettoal 2011. Anche le società di persone tuttavia chiudono con il saldo in negativo(-3.644), mentre le società di capitali registrano una sostanziale tenutacomplessiva (+34.001). Il dato delle imprese cooperative seppur in saldopositivo in quasi tutte le regioni (fanno eccezione la Valle d'Aosta -2,44% e ilFriuli Venezia Giulia -1,38%) denota anch'esso una atavica carenza di crescita.
In ultimo guardando ai dati classificati per settore di attivitàsi notano subito quei settori che versano in maggior crisi: edilizia ecostruzioni (-7.427), agricoltura, silvicoltura e pesca (-16.791), attivitàmanifatturiere (-6.515).
Tengono bene i settori della ristorazione edell'alloggio (+11.438) e del commercio all'ingrosso e al dettaglio (+8.005).
"In questi anni di crisi leimprese italiane hanno fatto letteralmente miracoli per restare sul mercato -ha detto Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere – ora però il tempo èscaduto e tocca alla politica assumersi la responsabilità di scelte strategicheimportanti. La ripresa può venire solo dal mercato - ha aggiunto Dardanello -e dunque serve favorire la nascita di nuove imprese ad elevato contenuto occupazionalee tecnologico, dando priorità al Mezzogiorno, ai giovani, ai precari, alledonne e alla imprenditoria sociale".