I risultati delle elezioni sono ormai definitivi: abbiamo una situazione di stabilità alla Camera dei Deputati (solo grazie "all'invenzione" del premio di maggioranza previsto da un sistema elettorale ibrido e di cui bisognerebbe molto discutere) , e una situazione di completa incertezza al Senato, in cui nessuna delle coalizioni riesce a raggiungere la maggioranza assoluta.
Altro dato di assoluta importanza è che l'affluenza al voto è stata relativamente bassa e comunque inferiore di quella delle precedenti elezioni. La sfiducia nei confronti della vecchia classe politica è palese: se sommiamo la percentuale di schede bianche e schede non valide otteniamo un buon 25% di elettori che non ha espresso la propria opinione; se a questo dato sommiamo poi la percentuale ottenuta dall'unico movimento innovativo e di "protesta", vale a dire il movimento 5 stelle, che ha ottenuto circa il 25% alla Camera e circa il 23% al Senato, non possiamo che concludere che circa il 50% degli elettori non sostiene più la vecchia classe politica.
Non c'è più né fiducia né rappresentanza, questo è un Paese senza Stato al momento, come ha sostenuto anche il leader del movimento 5 stelle.
Il partito che ha ottenuto il maggior numero di voti è stato il Movimento 5 stelle: in un Paese con un sistema elettorale adeguato, questo dovrebbe essere il partito di Governo. Invece, sarà soltanto la terza forza politica in entrambe le Camere, e questo perché è concessa la possibilità di fare coalizioni strategiche pre-elettorali e di assegnare, come già ricordato, un premio di maggioranza per garantire una stabilità di Governo che, tuttavia, di fatto non esiste.
L'unico sistema che garantisce la rappresentatività in Parlamento del corpo elettorale è il sistema proporzionale puro: la distribuzione dei seggi deve essere proporzionale ai voti ottenuti.
La frammentazione dei poteri tanto discussa e rifiutata fin dalla fine della prima Repubblica non ha alcun senso: la stabilità di Governo deve essere garantita dalle stesse forze politiche, ma dopo le elezioni, in Parlamento, il luogo in cui devono essere prese le decisioni per il bene del Paese, e non per il lusso o la protezione di pochi oligarchi.