Rispetto al2008, anno di inizio della crisi, il redditomedio delle famiglie italiane non è aumentato, anzi, in qualche caso èaddirittura diminuito. La crisi distanzia ulteriormente il Nord dal Sud, e,all'interno delle regioni del Nord, quella che sta peggio è la Liguria, dovenel periodo considerato vi è stata una diminuzione del 2.9% del reddito. Oggi,il reddito per abitante risulta pari a 20.800 euro nel Nord, a 19.300 nelCentro e solo a 13.400 nel Sud.
Le famiglie , negli ultimi decenni, hannomanifestato la tendenza a risolvere con l'indebitamento il problemadell'acquisto delle abitazioni e delle crescenti spese correnti.
Questo haprovocato una diminuzione della tradizionale propensione al risparmio della famiglia italiana,anche perché la crisi ha portato al consumo delle risorse accantonate per moltianni. Il risultato è una crisi sulle tradizionali modalità di investimento, sianella finanza che nell'edilizia.
Il problemadi fondo è che i salari, gli stipendi ed i redditi fissi in generale noncrescono allo stesso livello dell'inflazione,determinando nelle famiglie un problema di liquidità, visto che l'enormemaggioranza della popolazione è costituita da persone che vivono con un redditofisso. Questa situazione rischia di creare un circolo vizioso, visto chel'aumento della produttività è legata all'aumento dei consumi, ed una riduzionedi questi porta ad una diminuzione di quella, con un progressivo avvitamento.
Il reddito disponibile è il veroindicatore del livello di ricchezza, o di povertà, di un paese. Per questo, lacontrazione del reddito complessivo che si è verificata negli ultimi 5 anni èun segnale molto preoccupante che deve far pensare. Di fatto, non sarà faciletornare ai livelli precedenti, e sarebbero necessarie nuove idee, di cui, peril momento, non si trova traccia.