La fase pre-elettorale incide in modo pesante sugli investimenti dei titoli di stato.
Lo spread ieri, stante il clima che si era creato a seguito di proposte e ipotesi di soluzione del problema Italia, era arrivato a 295 e a 295 aveva chiuso.
Oggi 7 febbraio, alle 10,25 gli indici in tempo reale lo collocano a 249,5 ( +1,58%) . Se si vedono gli indici del Portogallo registriamo un 501,13, la Spagna 363,71, la Francia 66,32 (+3,14) . E questi sono solo alcuni.
E’ chiaro che l’offerta estera arretra perché il paese oggi, con le turbolenze della campagna elettorale e con la previsione di governi deboli e di breve durata , non offre garanzie sicure di riforme strutturali necessarie.
Chi ci guadagna è la speculazione internazionale in quanto chi ha potuto, vedendo la discesa precipitosa (per i Btp Italia, prodotto riservato ai piccoli risparmiatori la perdita è stata di oltre i centocinquanta euro su 10.000) ha venduto per assicurarsi i guadagni e per ricomprare a prezzi più bassi.
I disinvestimenti dei grandi fondi saranno da mettere in conto. Ciò che si teme è l’immobilità del sistema-Italia, appesantito tra l’altro da quei gravi fatti di corruzione ‘sistemica’ che la stessa Corte dei Conti ha denunciato e per la quale lo strumento del condono tombale è un po’ come chi cerca di otturare la falla delle dighe olandesi con un dito.
La grande evasione va perseguita in modo rigoroso per evitare che i prossimi governi riprendano, nelle necessarie operazioni di liquidità, a tassare il ceto medio. Allo stesso tempo si auspica che i governi prossimi individuino forme di incentivazione dello sviluppo per abbattere lo spettro della disoccupazione.