"Nel commercio non si riesce più a fare impresa". A lanciare l'allarme è Confesercenti: nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2013 e il 28 febbraio nel settore hanno chiuso i battenti 13.755 aziende, mentre le aperture sono state 3.992, per un saldo negativo di 9.783 unità: praticamente, sono sparite oltre 167 imprese al giorno.
"Un bilancio destinato a peggiorare - afferma l'associazione - a conclusione del trimestre: secondo le nostre stime, i primi tre mesi del 2013 termineranno con un saldo negativo di 14.674 unità (4.000 unità in più rispetto al 2012), sintesi di 20.622 cessazioni e 5.988 nuove iscrizioni.
Se la tendenza si dovesse mantenere invariata, a fine anno registreremmo la scomparsa di quasi 60.000 imprese: una vera e propria ecatombe, con 200.000 addetti in meno".
I risultati peggiori si rilevano nel centro-nord, che registra 7.885 chiusure a fronte di 2.054 aperture; sud e isole sembrano resistere un po' di più, con 5.890 cessazioni e 1.938 nuove iscrizioni. Oltre al saldo molto negativo, si conferma un altro allarmante fenomeno: quello del crollo di nuove aperture nel settore del commercio al dettaglio. Secondo le proiezioni nel primo trimestre saranno in tutto 5.988: si tratta di un risultato del 50% inferiore alle 11.884 che hanno aperto nei primi tre mesi del 2012, e rappresenta il dato peggiore degli ultimi 20 anni.
L'emorragia di imprese del commercio sta causando una nuova emergenza: quella degli affitti. Secondo una ricerca condotta da Anama-Confesercenti, in Italia i negozi sfitti per 'assenza di imprese' sono ormai 500 mila per una perdita annua di 25 miliardi di euro in canoni non percepiti. In termini di gettito fiscale sfumato circa 6,2 miliardi ogni anno: una cifra superiore al gettito realizzato grazie all'IMU prima casa (circa 4 miliardi di euro) o all'aumento di un punto dell'aliquota ordinaria IVA (oltre 4 miliardi).
"I dati di questo primo bimestre – spiega Confesercenti – dimostrano ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, della gravità della situazione. Per arginare la deriva, è necessario agire su due livelli: da un lato occorrono politiche nazionali volte alla diminuzione degli aggravi fiscali per cittadini e imprese, per favorire il rilancio dei consumi e del mercato interno; dall'altro, è necessario intervenire sui problemi particolari del settore".
Per quanto riguarda l'emergenza negozi sfitti, Secondo Anama-Confesercenti è necessario mettere mano al fenomeno "inventando un sistema" che coniughi le necessità di messa a reddito degli immobili commerciali con il bisogno delle imprese di utilizzare le strutture per creare impresa, e quindi occupazione e crescita economica. La proposta è di istituire un tavolo tecnico, con le associazioni di imprese e delle proprietà immobiliari, per studiare un "canone revisionabile", che sia remunerativo per il proprietario del negozio e sostenibile per il conduttore, con un impianto giuridico concordato, condiviso dalle parti nella durata e per le pattuizioni".