Il Senato americano, al termine di un inchiesta condotta la sottocommissione di indagine, accusa Apple">la Apple di avere eluso, tra il 2009 ed il 2012 il pagamento di circa 74 milioni di dollari.

Sono stati conteggiati dagli investigatori circa 102 miliardi di dollari offshore  che venivano spostati fuori dagli Usa in filiali estere, soprattutto in Irlanda, dove, ad esempio queste filiali non avevano dipendenti “ in loco” ma erano gestite direttamente da dirigenti e top manager della sede centrale americana.

La divisione irlandese di Apple, è strategica , perché è la base delle operazioni riguardano l’Europa, il Medio Oriente, l’India, l’Africa, l’Asia e il Pacifico; si tratta quindi di entità importanti nell’insieme delle attività del gruppo.

Per la legislazione irlandese, una società gode di cittadinanza irlandese solo  se è gestita e controllata totalmente in loco.

La conseguenza è che queste filiali create ad hoc secondo l’accusa, erano considerate “ senza stato” e pertanto non tenute a pagare le tasse. In compenso potevano scaricare tutti i costi sulla sede centrale, in America.

L’ad di Apple, Tim Cook, si è difeso davanti alla Commissione, negando decisamente e ricordando che Apple ha pagato lo scorso anno circa 6 miliardi di dollari in tasse al governo americano, con una previsione di circa 7 miliardi per quest’anno.

Per Cook, la Apple si attesta tra i migliori contribuenti degli States oltre all’impegno, encomiabile in tempi di crisi, di mantenere 600.000 posti di lavoro.

Da accusato, Cook si appresta a diventare anche accusatore, dal momento che vuol proporre e suggerire il modo per semplificare le leggi che regolano le tasse nelle aziende e per cercare di dirottare gli investimenti di capitali in America.