La previdenza pubblica obbligatoria deve contenere in sè un principio solidaristico, deve assolvere al compito irrinunciabile di garantire ad ogni pensionato un assegno dignitoso. Ad affermarlo è Giuliano Amato, che interviene sull'infuocato dibattito relativo alla riforma delle pensioni.

Mentre i passi concreti del governo Letta su questo argomento si fanno attendere, sono tanti gli esponenti del mondo politico e delle parti sociali a far sentire la propria voce. Una cosa è certa: oltre alla risoluzione degli "errori" della riforma Fornero, esodati e quota 96 tra i primi, è necessaria più in generale una modifica radicale al sistema, che da una parte non è più sostenibile (dato anche l'inarrestabile invecchiamento della popolazione) e dall'altra trascina troppi pensionati sotto la soglia della povertà.

"Possiamo ignorare che sono sempre più numerosi i lavoratori che hanno bassi salari e attività discontinua, cosicché la contribuzione da loro accumulata non consentirà alla fine di ricavarne una pensione che basti per vivere?" afferma Amato in un intervento pubblicato su Il Sole 24 Ore. Un problema dato dal metodo contributivo, che se da un lato ha il merito di aver migliorato sostenibilità e trasparenza, dall'altro vede migliaia di italiani preoccupati per la loro vecchiaia.

Una possibile soluzione è, secondo Amato e l'economista Mauro Marè, che insieme a lui ha pubblicato due libri sul tema, l'introduzione di un fondo comune finanziato da tutti i contribuenti, che possa assicurare una pensione minima fissa per tutti.

"Bisognerebbe pensare - afferma Amato - ad organizzare diversamente l'intero monte contributi, destinando una quota di quelli versati da ciascuno, una quota che può essere crescente al crescere del reddito, ad un fondo comune, che paga le pensioni a tutti i pensionati fino al livello minimo stabilito".

L'obbligo di assicurare un minimo a ciascun cittadino, sostiene l'ex presidente del consiglio, è peraltro insito nella natura e nelle finalità del sistema previdenziale pubblico: l'articolo 38 della nostra Costituzione, infatti, prescrive che siano assicurati ai pensionati "mezzi adeguati alle esigenze di vita" e affida il compito di farlo ad "organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato".

Amato interviene anche sul contributo di solidarietà, il prelievo di una percentuale dalle cosiddette "pensioni d'oro" che come è noto, è stato bocciato come incostituzionale dalla Consulta. Una reazione interessante, visto che proprio l'ex presidente del consiglio era stato protagonista di una polemica in merito alla sua pensione, quantificata in oltre 31 mila euro mensili: una cifra, per la verità, da lui smentita categoricamente.

Il principio alla base del prelievo era giusto, sottolinea Amato, ma "la sentenza della Corte - sia chiaro- è ineccepibile". Si trattava di un prelievo tributario e "per i prelievi tributari vale il principio della loro correlazione alla capacità contributiva di cui all'art.53 della Costituzione, che, insieme al principio di eguaglianza, non consente di distinguere in base alla natura del reddito che è fonte di tale capacità. E' illegittimo perciò un prelievo sulle sole pensioni, mentre non lo sarebbe stato un più universale intervento impositivo".