L'aumento dell'IVA al 22%, che il governo Monti aveva previsto al fine di far rientrare l'Italia nei parametri stabiliti con l'Unione Europea, è stato rimandato dall'attuale governo Letta di tre mesi, ma non sembra essere una soluzione sostenibile dal Paese nemmeno il prossimo autunno.

Questo aumento permetterebbe di ricavare quelle risorse finanziarie necessarie per far rientrare l'Italia nel 3% del rapporto deficit/pil stabilito dall'Unione Europea, ma naturalmente economisti ed esperti del settore non possono che dichiararsi contrari ad una misura del genere, in quanto inevitabilmente provocherebbe un aumento del prezzo finale di beni e servizi e quindi una contrazione dei consumi.

Un ulteriore scelta anti-economica e dannosa per un Paese già in crisi.

Al riguardo si è espresso sulle pagine del Messaggero il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli: "Bisogna fare di tutto per rendere la crescita più robusta e creare nuova occupazione e quindi vanno trovate le risorse necessarie per archiviare definitivamente l'aumento dell'aliquota Iva dal 21 al 22% perché le famiglie non potrebbero sopportare un ulteriore aumento". Queste le parole del Presidente, il quale intelligentemente osserva: "La domanda per consumi e investimenti, che rappresenta l'80% del Pil, è ferma da troppo tempo e anche per quest'anno il nostro ufficio studi prevede una contrazione tra il 2 e 3%". 

Un aumento dell'Iva di un punto non potrebbe che avere effetti depressivi sull'economia del Paese.

Al riguardo, tuttavia, il Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha spiegato al Tg1 che molto probabilmente in autunno non ci sarà alcun aumento dell'imposta sul valore aggiunto. Lo stesso Ministro avverte che l'imperativo del Governo è lo sviluppo e che occorre mettere l'industria italiana nelle stesse condizioni di quella europea sul credito, sul costo dell'energia e sul lavoro, in modo che anche le imprese italiane siano competitive nel panorama europeo.