La nuova tassa con la quale gli italiani si troveranno a dover fare i conti si chiamerà Service Tax. L'impostazione, ancora non chiara, della nuova imposta ricorda molto una delle imposte locali che caratterizzano alcuni Paesi europei, come la Gran Bretagna, dove prende il nome di council tax.
Si tratta di una tassa, introdotta negli anni '90, che serve a pagare quasi tutti i servizi locali e che ha come base imponibile il valore degli immobili. Una tassa, quindi, che se imitata totalmente, sarà certamente iniqua e regressiva, in quanto non terrà conto del reddito dei cittadini, ma esclusivamente del valore degli immobili posseduti.
Intanto, come riporta "La Stampa" di mercoledì 14 agosto, i partiti della maggioranza e il Ministro dell'economia Saccomanni sembrano aver trovato un punto di comune accordo: dal 2014 la vecchia Imu è destinata a scomparire, soppiantata da una «service tax» che assorbirà l'imposta sulla casa e la Tares, sui rifiuti, oltre a una serie di tasse locali.
Nella speranza che questa nuova imposta non ricalchi altre tasse come la suddetta council tax, il PDL porta avanti la propria battaglia per una riforma federalista del mattone. Come spiegato da Brunetta all'Ansa, il punto di partenza del PDL era ed è l'Imu federalista del governo Berlusconi, approvata a larga maggioranza dalla bicamerale per il federalismo, che escludeva la prima casa e includeva alcune tasse locali.
Anche per il futuro, il PDL è orientato decisamente per la cancellazione dell'imposta sulla prima casa, che quindi verrebbe esclusa anche da un'ancora ipotetica Service tax.
Il PD e il Governo, invece, salvo alcune precisazioni, insistono sull'introduzione di una Service Tax che includa l'imposta sulla casa e altri servizi comunali: in sostanza, l'imposta sulla prima casa non scomparirà del tutto, ma dipenderà anche dal valore dell'immobile stesso. Non ci resta, quindi, che attendere il 31 di agosto, data entro la quale dovrà essere trovata una soluzione sull'Imu e sugli altri servizi locali.