Il commissario europeo Olli Rehn torna a far pressioni sul bilancio italiano. Rehn non è nuovo a questo genere di pressioni: infatti il Capo dello Stato Napolitano e il premier Letta ad inizio settimana già avevano dimostrato di non aver gradito le sue parole. Un portavoce di Rehn afferma: "L'Italia deve fare uno 0,4% di sforzi strutturali supplementari per assicurare l'obiettivo di riduzione del debito, vedremo nelle prossime settimane se la spending review anticiperà i risparmi al 2014".

In un incontro a Roma tra Letta e il Presidente dell'Unione Europea Herman Van Rompuy, il nostro premier dichara: "Siamo convinti di essere sulla strada giusta" - "Mercoledi' chiedero' la fiducia in Parlamento" con i nuovi "confini della maggioranza di governo" "per un 2014 basato sulle riforme per rendere l'Italia piu' competitiva".

Il momento che sta vivendo l'Italia sicuramente non è dei migliori, noi cittadini dobbiamo sperare e credere nelle parole di colore che ci governano, ma quanto sono affidabili queste parole? Non mancano le parole del Presidente dell'Ue in conferenza con Letta: "L'talia deve portare avanti gli sforzi compiuti fino ad ora che l'hanno portata all'uscita dalla procedura di deficit, con una rinnovata stabilità politica per poter tornare ad una crescita sostenibile".

Interviene anche il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni: "Non è arrivata nessuna nuova richiesta da Bruxelles". Saccomanni ci fa intendere che da Bruxelles non sia arrivata nessun'altra richiesta di tagli, effettivamente quello che già stiamo facendo non è poco.

In effetti le ultime statistiche dell'Eurogruppo danno ragione al ministro.

Intanto alle tante chiacchiere da Eurostat giungono dei dati (connessi al 2012) sconcertanti secondo i quali il nostro Paese, dopo la Grecia, è quello più in pericolo sociale e soprattutto di miseria. Quasi il 30% della popolazione italiana rischia di diventare povera.

La speranza è che questi ultimi dati non tendono a crescere ma a diminuire, ci affidiamo a coloro che ci governano, a coloro che amano l'Italia e soprattutto gli italiani sempre più stufi e stanchi di vivere in condizioni precarie. Che dire, "Stringiamoci a corte..."