La recessione è finita. Parole che da tempo sogniamo di veder apparire sui giornali e che oggi annuncia il centro studi di Confindustria di viale Astronomia.

Ma il bilancio non può che essere negativo: sei anni di crisi hanno avuto sull'Italia l'impatto di una guerra: i disoccupati sono 7.3 milioni, il doppio rispetto a quelli di sei anni fa con un rischio di un "cedimento della tenuta sociale" che ancora potrebbe portare a scenari di tensione simili a quelli incarnati nel presente dai forconi o, per chi preferisce, dal movimento 9 dicembre, oppure all'ascesa di gruppi politici con posizioni dure nei confronti del sistema vigente.

Gli esponenti del centro studi di Confindustria ci tengono a chiarire che il termine "ripresa" potrebbe essere improprio e derisorio di fronte alle difficoltà in cui imprenditori e lavoratori dovranno navigare ancora a lungo; appare preferibile piuttosto parlare di "nuova era di ricostruzione" per il nostro paese con tante opportunità da registrare insieme alle continue difficoltà.

Enrico Letta è apparso tuttavia più ottimista ieri e ha dichiarato che nel 2015 si potrebbe già avere come obiettivo una crescita del 2%, mentre nel 2014 sarà dell'1%. "La caduta del PIL si è fermata,- ha dichiarato il premier - ora potrà riprendere la crescita e tutto questo è stato fatto senza rovinare i conti pubblici."

Dal centro di viale Astronomia arriva anche quello che potrebbe essere un monito per il governo, odierno e futuro: la cultura sarà il motore di un futuro sviluppo.