La grande industria non scappa più all'estero - soprattutto in Cina e in Romania - per produrre quantità superiori di prodotti a costi ridotti, ma negli ultimi anni sta facendo il percorso inverso, rientrando in Italia e rilanciando così il settore secondario. Il fenomeno si è accentuato dal 2009, con molte attività produttive che sono rientrate in Patria, collocate soprattutto sulla Riviera del Brenta e sull'Appennino tosco - emiliano, nelle vicinanze di Firenze. Si riduce, dunque, la corsa alla delocalizzazione della produzione che aveva mandato in crisi il sistema industriale italiano.

Il fenomeno è cominciato negli Stati Uniti, dove sono circa 175 le aziende che hanno deciso di far tornare l'attività produttiva all'interno dei confini nazionali. Dopo gli statunitensi, ci sono gli italiani, con circa 60 aziende che hanno riportato la produzione nel Belpaese, precedendo Germania, Gran Bretagna e Francia. In un momento molto difficile per il sistema industriale italiano, queste decisioni potrebbero rilanciare il settore e anche l'attività produttiva e occupazionale.

L'obiettivo degli imprenditori italiani è quello di far rientrare le varie fasi della produzione dall'estero all'Italia, per puntare all'utilizzo di robot all'interno delle fabbriche. Gli automi andrebbero a ricoprire il ruolo degli operai extracomunitari che consta di una serie di attività meccaniche e ripetitive. Con l'introduzione dei robot nell'industria aumenterebbe la richiesta di periti e ingegneri. L'investimento iniziale per l'acquisto e il funzionamento degli automi è piuttosto impegnativo, ma una volta avviato esso consentirebbe un'attività produttiva dai costi e dai guadagni non molto differenti rispetto a quelli che ora si fanno registrare con la produzione delocalizzata, poiché attualmente la differenza tra i salari cinesi e quelli occidentali non è più molto ampia, come accadeva in passato.

Inoltre, le strategie di mercato basate sul risparmio del costo del lavoro e su un conseguente impoverimento della qualità, non appaiono più efficaci come in passato. I consumatori, infatti, ora stanno molto attenti alle "etichette", e spesso scartano prodotti che, pur portando un nome italiano, presentano una dicitura "Made in Cina" o quant'altro. Ecco perché, grandi marchi come "Piquadro" o come la "Nannini" stanno riportando in Italia la produzione di accessori e oggetti della pelletteria, per i quali gli acquirenti pretendono una qualità tutta italiana. Un cambiamento importante, quello che si sta verificando in questi ultimi anni, che se continuasse ad espandersi, potrebbe davvero dare una mano al rilancio dell'economia e dell'attività produttiva italiana.

Segui la nostra pagina Facebook!