Il 2015 è appena iniziato e già si prospetta decisivo per un po' di cose che rivoluzioneranno il nostro Paese ma, più in generale, buona parte dell'economia mondiale. E mentre in Italia fra una decina di giorni ci troveremo alle prese con la scelta del futuro presidente della Repubblica, inizieranno proprio in quel periodo gli incontri e i concordati per stipulare, o meno, il TTIP. Cosa significa? Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti. Un nome altisonante che è ancora sconosciuto ai più e da cui dipenderà buona parte dello sviluppo della nostra economia nei prossimi 10 anni.

Un accordo che si basa sull'idea di creare un'area vasta di libero scambio tra gli Stati Uniti e l'Europa che, secondo le previsioni, vedrebbe circolare al suo interno quasi la metà del PIL mondiale. È una sfida sicuramente importante, imponente che come ogni possibilità presenta dei PRO e dei CONTRO. sia per l'uno che per l'altro "schieramento". Con un trattato del genere ne trarrebbero giovamento, per l'Europa, i settori dell'alimentare, del tessile, della meccanica e delle esportazioni in generale. Con punte di un incremento dell'export italiano negli USA del 90%. Equiparandoci agli standard americani avremmo una legislazione finanziaria più severa e ci sarebbe un generale aumento del Pil dell'Europa.

D'altro canto, però, gli americani hanno controlli sugli alimenti molto più blandi dei nostri, leggi sulla cultura e sui diritti d'autore quasi inesistenti e si avrebbe una libertà di circolazione dei capitali senza precedenti, senza regole ben precise e paletti ben definiti. Gli OGM aumenterebbero a dismisura anche in Europa, l'agricoltura e la lavorazione del legno e la pesca europee verrebbero distrutte dalla concorrenza americana e si calcola una riduzione di 500/600.000 posti di lavoro persi a causa della concorrenza nei settori più deboli.

Naturalmente se dovessimo temporeggiare ancora, gli USA sono già pronti a stipulare questo accordo con i Paesi asiatici, ma spesso la fretta è una cattiva consigliera. Ponendo infatti sulla stessa bilancia i fattori positivi e quelli negativi, per l'Europa, ci accorgiamo del perché ci siano tante resistenze ad aprirci ad un mondo così diverso dal nostro soprattutto dal punto di vista dei regolamenti e delle leggi.

Le innumerevoli proteste e manifestazioni di piazza contro il TTIP, contrapposti al desiderio di accelerare l'iter da parte dei manager dell'una e dell'altra parte, ci pone davanti ad una scelta. Siamo sicuri di voler perdere le nostre regole e i nostri controlli severi, la qualità dei nostri cibi e le nostre tradizioni culturali in cambio di un aumento decimale di PIL?

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