Dall’Eurostat, l’Istituto di Statistica Europeo, arriva un altro triste primato per l’Italia: siamo il Paese in cui i laureati hanno meno possibilità di trovare un’occupazione. Secondo i dati pubblicati, considerato un arco temporale di tre anni dopo il conseguimento della laurea, solo un giovane su due (52,9%) trova un impiego. Si tratta del peggior dato riscontrato nell’Unione Europea dopo la Grecia.

La crisi economica e il rinvio dell’uscita dal mondo lavorativo per far fronte al problema pensionistico e all’invecchiamento della popolazione non bastano a giustificare la maglia nera dell’Italia.

Questi fattori hanno influito su tutti i Paesi dell’Ue, in cui il tasso di occupazione dei laureati è sceso tra il 2008 e il 2014 di ben otto punti, passando dall'82% al 76%; niente a che vedere con il crollo del 20% riscontrato nello stesso arco temporale dall’Italia che, già svantaggiata in partenza, ha perso ulteriore terreno.

I giovani preferiscono emigrare

Se confrontiamo il dato italiano con quello dei Paesi virtuosi d’Europa, possiamo comprendere a pieno il motivo per il quale sempre più giovani decidono di emigrare: in Germania il 90% dei laureati trova lavoro, così come l’83,2% degli inglesi e il 75,2% dei francesi.I nostri giovani sono sempre più sfiduciati: da uno studio svolto su 1000 laureandi negli atenei italianiè emerso che solo il 33% crede di poter trovare un lavoro in Italia, mentre il 50% si dice pronto ad andare all’estero.

In più pessimisti sembrano essere i laureandi nei settori scientifici (57%), tecnologici (56%) e in architettura (49%).

Italia ultima per numero di laureati

Secondo gli studi dell’Eurostat all’Italia spetta anche la maglia nera per percentuale di giovani tra i 30 e i 34 anni che conseguono la laurea: solo il 23,9% - rispetto alla media europea del 37,9% - ultima in assoluto, superata persino da Slovacchia (26,9%) e Repubblica Ceca (26,7%).La mancanza di meritocrazia nel mercato del lavoro italiano, in cui l’ingresso e la progressione di carriera avvengono spesso più per logiche politiche e clientelari che per competenze, ha creato nei giovani molta sfiducia nell'importanza della formazione e del titolo di studio. Quelli che ancora credono nella preparazione, spesso i più bravi, sono costretti ad emigrare.