Dopo le dichiarazioni di ieri di Draghi, c'è più fiducia da parte degli investitori. Le borse europee hanno registrato una chiusura positiva ed oggi anche le borse asiatiche hanno aperto tutte con segno positivo, mentre sul fronte delle materie prime si riscontra un aumento del prezzo del petrolio. Le dichiarazioni fatte ieri da Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, davanti al Parlamento europeo, sottolineavano la necessità per i governi dell'Eurozona di sostenere la ripresa economica attraverso l'attuazione di politiche fiscali, anche attraverso investimenti pubblici e una diminizione della pressione fiscale. Cosa peraltro ampiamente sostenuta anni addietro anche dall'allora commissario UE Mario Monti, ma che non trovò l'apprezzamento dell'allora Presidente della Banca centrale europea Trichet.

Draghi ha sottolineato, inoltre, l'importanza di realizzare infrastrutture pubbliche adeguate al fine di aumentare investimenti produttivi, stimolare nuove opportunità di lavoro e aumentare la produttività.

Il presidente della Bce ha commentato l'attuale instabilità dei mercati finanziari dicendo che è il riflesso di inaspettate e più deboli previsioni economiche, riflettendo anche i timori legati ai rischi di parte del settore bancario nella produzione di materie prime. Aggiunge che i dati su attività e commercio sono risultati deboli, con prezzi delle materie prime scesi ulteriormente. Draghi vede il motivo principale dell'attuale instabilità nel rallentamento dei mercati emergenti, escludendo però di chiedere nuovamente alle banche di aumentare i capitali, come avvenne con Basilea 4.

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Nel corso dell'audizione si è inevitabilmente parlato dell'attuale situazione del settore bancario, che ha consolidato le posizioni di capitale, portando l'indice patrimoniale Cet1 da 9 a circa 13% per i principali istituti. Banche quindi più resistenti a shock avversi. Draghi ha, inoltre, dichiarato che la Banca Centrale europea è disponibile ad un ulteriore intervento qualora si riscontrasse un effetto persistente degli effetti secondari della diminuizione del petrolio sull'inflazione o problemi legati alla trasmissione della politica monetaria a causa dell'instabilità dei mercati, comportando inevitabilmente rischi per la stabilità dei prezzi.