Nel corso del 2017 i mercati finanziari globali sono stati caratterizzati dalla svalutazione del dollaro e dal continuo apprezzamento degli indici azionari USA e globali, poichè l'andamento dello S&P500 incide per quasi il 75% sulla dinamica delle altre borse internazionali. La variabile che ha contraddistinto tali fenomeni è stata una bassissima volatilità, come dimostra l'andamento dell'indice VIX, che appunto misura attraverso le opzioni di borsa l'aumento della volatilità attesa dagli operatori. Un moderato valore delle oscillazioni registrate dai mercati finanziari dipende generalmente da due fattori: il primo, di ordine tecnico, è relativo al ciclo del credito, ovvero alla trasmissione dello stimolo monetario dalle banche centrali, attraverso il sistema finanziario, agli investimenti.
Quando le politiche del credito sono espansive gli investimenti diretti e finanziari ne risultano logicamente beneficiati e la domanda di titoli resta incessante. Il secondo, di ordine psicologico, deriva dalla progressiva concentrazione delle attese degli investitori verso un determinato scenario. Se il sentiment sulla sostenibilità degli utili aziendali è molto positivo aumentano in modo lineare i multipli borsistici, ovvero la valutazione, in termini di prezzo, degli utili attuali o attesi..
L'incognita prezzo/utili resiste all'economia digitale
Nella fase attuale potremmo però trovarci sia nel momento finale della fase di espansione creditizia, per la stabilità dei tassi d'interesse e per la decrescente redditività degli investimenti , sia al culmine del processo di condivisione delle attese su utili futuri sempre più protratti nel tempo.
Il grafico del rapporto prezzo/utili sullo Standard&Poor 500, che già evidenzia uno scollamento di circa il 15% dalle previsioni statistiche ricavate dalla sua serie storica a dieci anni (dalla stessa sono stati esclusi i dati relativi alla crisi del 2008, dato che il crollo degli utili aveva moltiplicato di oltre 5 volte il p/e), dimostra un notevole livello di dispersione rispetto alle oscillazioni caratteristiche, suggerendo una possibile perdita di gravita. Il rischio non appare principalmente di natura macroeconomica, ma appunto legato all'estrema polarizzazione delle aspettative verso un ciclo degli utili aziendali di durata indefinita, giustificato dalla digitalizzazione, dalle nuove tecnologie robotiche, dalla considerazione che il sistema non riuscirà più a generare inflazione.
Bond sempreverdi
La costruzione ed il bilanciamento di un portafoglio devono confrontarsi con la bassa volatilità e stabilire se considerarla un fattore semi-permanente. Il deflusso dalle obbligazioni ai mercati azionari, apparentemente giustificato dai fondamentali, rischia di rivelarsi manifestazione di un eccessivo appetito per il rischio, con conseguenze anche importanti per i prezzi. Tanto più che il consenso scommette ora su politiche monetarie più severe, mentre la posizione del mercato obbligazionario indica una relativa moderazione dei tassi. In sintesi, l'eventuale superamento dell'attuale fase di volatilità minima potrebbe provocare l'instabilità delle valutazioni azionarie, mentre i bond continuerebbero a beneficiare di un equilibrio sostanziale che ne suggerirebbe un impiego prevalente nella composizione dei portafogli.