Manca poco al momento in cui tutto il personale scuola e le forze armate dovrebbe riceve in busta paga sia gli aumenti di stipendio, sia gli arretrati delle ultime due annualità previsti dal rinnovo contrattuale. La data sarebbe infatti aprile. Poco ore fa però è arrivata una sorpresa sconcertante.

Gli aumenti previsti per oltre 10 milioni dipendenti statali sono infatti stati ribattezzati ''Aumento a elastico''. L’inchiesta partita dal ''Sole24ore'' svela tutta la verità sul reale meccanismo dell'aumento ad elastico e sui futuri effetti sugli stipendi.

Cerchiamo quindi di capire meglio tale questione. Tutti ricorderanno che poco prima delle elezioni al termine della trattativa con i sindacati, il ministro della PA, Marianna Madia, aveva annunciato bonus fino a 85 euro mensili per tutti i dipendenti statali. Ebbene proprio perché non era possibile accontentare tutti, dato che in Italia la coperta è sempre corta, si è finito per penalizzare gli stipendi più bassi.

Il meccanismo degli aumenti ad elastico: ecco i dettagli

In breve il sole 24 Ore, ha messo in luce che il Governo aveva stabilito di dare a tutti un aumento pari al 3,48%. Tale quota però di fatto avrebbe consentito il bonus degli 85 euro lordi mensili solo ai dipendenti ministeriali, escludendo tutti gli altri.

Ecco quindi che si è fatto ricorso a incrementi temporanei che dureranno fino al 31 dicembre 2018. Nello specifico gli aumenti retributivi sullo stipendio base oscillavano come tutti sappiamo dai 63 ai 117 euro mensili lordi a regime per tutti i dipendenti dei ministeri. A tale incremento andava aggiunta la componente provvisoria per i livelli più bassi, che oscilla tra i 21 euro e i 26 euro. Proprio per evitare che l’aumento lordo mensile di circa 85 euro fosse garantito soltanto ai ministeriali, ci fu una correzione ed una relativa estensione di tale cifra a tutti gli altri dipendenti

Attraverso l’elemento perequativo si è cercato di tutelare i dipendenti pubblici con uno stipendio più basso, garantendo anche a loro il famoso aumento ma solo per il 2018.

Tale elemento perequativo valido solo per 10 mensilità, ossia da marzo a dicembre 2018 è stato considerato da alcuni sindacati, fra cui l’Unione sindacale di base, una vera e propria truffa. Innanzitutto perché contrasta con il principio della certezza del salario. Ecco quindi che gli stessi sindacati auspicano lo stanziamento di nuove risorse così da prorogare tale effetto elastico a tutto il 2019-2020. L’obiettivo è tutelare chi chi guadagna di meno, che sarà appunto penalizzato maggiormente. La parola d’odine sarà stabilizzazione di quella quota perequativa.

Ecco gli effetti sulle buste paga

Mentre la polemica continua, sono state fatte alcune proiezioni di quali possono essere gli effetti degli aumenti elastici.

Secondo tali stime tutti i dipendenti pubblici con una retribuzione più bassa dal 2019 perderanno in media il 25% dell'aumento stipendiale previsto. Nel dettaglio, ad esempio chi lavora in Sanità, ha avuto quest'anno un aumento stabile di 85,4€, a fronte degli 67€ che invece percepirà nel 2019.

I docenti con meno anni di servizio perderanno invece circa 20€ lordi al mese. Ancora un dipendente ‘povero’ che oggi guadagna 1.341,4 euro (con un aumento di 52 euro), dal 1 gennaio 2019 percepirà 1.312,4 euro, in conseguenza del venir meno dell'elemento perequativo pari a 29 euro. L’aumento di stipendio sarà per il 2018, 81 euro; per il 2019, 51 euro.

Al contrario dipendenti delle Regioni e degli enti locali che hanno uno stipendio di 2.281,9 euro avranno un aumento di 92,30€ mensile per il 2018; e 90,30€ mensili per il 2019. Quindi roba di poco conto considerando che la busta paga è alta. Ricordiamo infine che l’aumento non ha effetti TFR, anzianità, sulla tredicesima, e indennità sostitutiva del preavviso