Il Parlamento dice sì al Def. Camera (330 si, 242 no e 4 astenuti) e Senato (166 si, 127 no e 6 astenuti) hanno votato per l'approvazione della risoluzione di maggioranza al Def, documento di economia e finanza del 2018.

Si tratta dell'approvazione di un documento che contiene le scelte della politica economica e finanziaria frutto di un compromesso tra linee politiche spesso discordi tra di loro. Un testo abbastanza corposo in cui sono delineati gli ambiti, gli obiettivi, i criteri e le regole su come intervenire, le risorse e i tempi necessari per l'attuazione degli obiettivi proposti.

Def e obiettivi del governo

Il relatore del Def, Federico D'Incà, ha parlato di novità e semplificazioni, in particolare sul rapporto tra Agenzia delle entrate e contribuenti, di aiuti nei confronti dei contribuenti onesti e di abbattimento delle clausole di salvaguardia inerenti l'aumento dell'aliquota Iva e delle accise.

Dopo la discussione nell'aula del Parlamento è intervenuto il ministro dell'economia, Giovanni Tria, che ha posto come obiettivi principali del governo l'aumento del tasso di crescita potenziale e il consolidamento della competitività con il resto dell'Europa. Gli obiettivi intermedi, invece, sono l'attuazione delle riforme strutturali previste nel programma di governo, il rilancio degli investimenti pubblici e un'efficace strategia di Politica economica.

Al centro, il tema del debito pubblico che va sostenuto, senza però inficiare l'occupazione e la crescita dello Stato.

Misure di politica economica

"La ripresa continua, ma a ritmi più contenuti rispetto al 2017", sostiene il ministro dell'Economia Giovanni Tria. Non sono ancora noti i dati certi sulle coperture per le misure di politica economica, che arriveranno a settembre.

Nel Def è previsto il reddito di cittadinanza, considerato dal Movimento Cinque Stelle come una forma di sostegno a chi versa in situazione di povertà, disoccupazione e non può garantirsi il minimo indispensabile. Il ministro Tria ha precisato che questo strumento sarà temporaneo e non rappresenterà una forma di assistenzialismo: "Assicurare un reddito dignitoso a chi è temporaneamente in stato di disoccupazione o fa fatica a entrare o rientrare in un impiego è condizione essenziale per consentire, in un quadro di stabilità sociale, i presupposti di innovazione tecnologica e ristrutturazione produttiva".

Altri argomenti importanti sono una task force del governo per modificare il Codice degli appalti e riacquisire maggiori competenze a livello locale. Va poi rimodulata la spesa pubblica per gli investimenti con l'aiuto dell'Europa, valutando il rapporto deficit/pil nel rispetto degli accordi presi con le istituzioni comunitarie.