Franzo Grande Stevens, storico avvocato della famiglia Agnelli, ha scritto una lettera al Corriere della Sera per ricordare alcuni momenti salienti del suo rapporto con Sergio Marchionne. Nella missiva ci sono dei riferimenti ad una malattia che da tempo affliggeva il manager e che di recente aggravandosi ha portato al ritiro anticipato dal lavoro.

Il racconto parte da quando Umberto Agnelli, prima di morire, aveva evidenziato l'eccellente lavoro svolto dal manager Italo-Canadese che era riuscito a risanare in tempi molto rapidi la Société Générale de Surveillance di Ginevra.

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Insieme a Gianluigi Gabetti, altro storico personaggio della dirigenza Fiat, si riuscì nell'intento di portare il manager a Torino e di affidargli il rilancio della società che è stato portato a termine con successo.

In tempi recenti, probabilmente a causa del fumo, la malattia che si era già manifestata negli anni scorsi si è aggravata in modo inaspettato. Oltre a lasciare un percorso da manuale in termini di ristrutturazione aziendale, Marchionne ha proposto soluzioni innovative in termini di relazioni industriali e di rapporto con lo stato che risulterebbero molto utili alla politica economica del paese.

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Il ricordo di Bentivogli

Anche dal mondo dei sindacati non sono mancati i tributi al manager che ha salvato la Fiat dal fallimento. Marco Bentivogli, segretario dei metalmeccanici CISL ha tratteggiato un quadro complessivamente positivo.

Nonostante vi siano state trattative non facili e momenti di dialettica tra le due controparti molto pesanti, il segretario CISL si concentra sulla carica di innovazione che il manager ha portato nei rapporti industriali: il principio di responsabilità e di maggioranza ha fatto la differenza sbloccando lo stallo tradizionale fondato sulla logica dei ricatti. Un vero e proprio shock riformatore che ha consentito all'azienda di ripartire e di affrontare con strumenti adeguati le sfide della globalizzazione.

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La lezione di Marchionne

In molti hanno provveduto a ricordare l'impresa eccezionale portata a termine con successo da Sergio Marchionne, che è riuscito a ribaltare le sorti di una pietra miliare del capitalismo italiano che sembrava inesorabilmente destinata al fallimento. E' tuttavia possibile ricavare da questa esperienza una importante lezione per tutto il paese.

Come evidenziato da Fabiano Schivardi su Lavoce.info la filosofia di fondo del manager era tanto semplice, quanto radicalmente innovativa per il nostro paese: la sfida della globalizzazione non può essere affrontata con gli schemi tradizionali del rapporto stato-impresa in un mercato poco concorrenziale, che aveva caratterizzato la storia precedente il suo arrivo in Fiat.

Occorre giocarla sui mercati internazionali liberandosi di trappole come lo scambio tra sussidi e occupazione nei confronti dello stato e da strutture inattuali come la contrattazione collettiva.

Rifiutandosi di mantenere in vita lo stabilimento di Termini Imerese, che non era più economicamente sostenibile e uscendo da Confindustria, Marchionne ha dimostrato che è possibile ribaltare le sorti di un'istituzione avviata verso il fallimento.

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Si tratta di scelte che hanno un costo e che non possono essere indolori, ma che fanno la differenza tra la sopravvivenza e l'estinzione.

Purtroppo, la lezione del manager Italo-Canadese non è stata compresa a fondo nel nostro paese e difficilmente si può immaginare che venga estesa al rilancio dell'economia Italiana, che pure ne avrebbe un disperato bisogno.

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