Continuano le discussioni sul decreto dignità. Dopo lo scambio di battute tra il presidente dell'INPS, Tito Boeri, e il ministro dell'interno, Matteo Salvini, arriva da confindustria un'altra critica al primo provvedimento di rilievo del nuovo governo. Durante un'audizione presso le commissioni Lavoro e Finanza della Camera dei deputati, il direttore generale Marcella Panucci ha evidenziato come la riduzione nel tasso di occupazione causata dalla nuova normativa potrebbe essere superiore rispetto agli ottomila posti di lavoro stimati dalla Ragioneria Generale dello Stato.

Il nodo delle causali

A causare l'effetto perverso sull'occupazione sarebbe l'obbligo di evidenziare una causale per i rinnovi dei contratti. Si tratta infatti di una componente soggetta ad un significativo grado di arbitrarietà e, di conseguenza, potenzialmente utilizzabile come pretesto per contenziosi e ricorsi. L'incertezza sull'esito di questo tipo di cause legali avrebbe l'effetto di scoraggiare le imprese in sede di rinnovo dei contratti.

Secondo quanto riportato dalle principali agenzie stampa, perdita di circa 8mila posti di lavoro all'anno sarebbe collegata all'abbassamento da 36 a 24 mesi della durata massima per i contratti a termine. Un impatto ben maggiore, secondo confindustria ci potrebbe essere al momento del rinnovo dei contratti dopo i primi 12 mesi: l'obbligo di indicare una motivazione per il prolungamento del rapporto di lavoro, a fronte dell'incertezza di un potenziale contenzioso su questa indicazione discrezionale, rende preferibile la limitazione a 12 mesi del contratto e dunque scoraggia il rinnovo.

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La riduzione dell'occupazione

Sebbene al momento non sia possibile prevedere con ragionevole certezza l'entità esatta dell'impatto,secondo la maggior parte dei commentatori indipendenti ci sono elevate probabilità che il decreto dignità abbia effetti negativi sull'occupazione.

A ben guardare la nuova normativa rende più costoso utilizzare contratti di lavoro a tempo determinato e aumenta i costi di interruzione nel caso di contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Al momento di decidere se assumere in modo permanente un nuovo lavoratore, le imprese si troveranno di fronte alla prospettiva di costi maggiori in caso di rescissione del contratto e dunque avranno un incentivo minore a portare avanti questa soluzione.

Nel caso del rinnovo, se c'è il rischio di un contenzioso dovuto all'arbitrarietà della causale, è plausibile che si preferisca fare un nuovo contratto e dunque aumentare il turnover.

Dunque l'effetto finale, in direzione contraria rispetto ai propositi dei suoi estensori, potrebbe essere un maggiore ricorso ai contratti a più breve termine (dunque un maggiore precariato) e una riduzione complessiva dell'occupazione.

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