La vigilanza della BCE ha bocciato il “piano di conservazione del capitale” predisposto da Banca Carige lo scorso 22 giugno. I limiti più rilevanti evidenziati dagli ispettori della Banca Centrale Europea riguardano il mancato rispetto del requisito patrimoniale per il coefficiente di capitale totale e viene evidenziato come si debba risolvere la questione di un consiglio di amministrazione depotenziato per l'assenza del presidente e per le varie defezioni dei consiglieri.

Le raccomandazioni più urgenti riguardano la riscrittura del piano entro il mese di novembre in modo da ripristinare i livelli richiesti di patrimonio entro fine anno, il rinnovo dei vertici della società e la possibile aggregazione con un altro istituto.

I rilievi della vigilanza BCE a Carige

Nella missiva giunta da Francoforte il primo e più urgente rilievo riguarda la nomina di un nuovo presidente e la stabilizzazione dei vertici dell’azienda.

La vigilanza ha sottolineato che negli ultimi tre anni si sono avvicendati tre amministratori delegati, mentre ben 10 consiglieri di amministrazione si sono dimessi per divergenze tra il consiglio è l’azionista di maggioranza Vittorio Malacalza.

Fino alla nomina del nuovo presidente l’istituto rimane privo di una guida e questo può ingenerare preoccupazioni negli investitori, oltre ad essere una fonte diretta di rischi operativi e reputazionali.

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In termini di solidità, nel primo trimestre del 2018 l’istituto ha presentato un gap di 89 punti base rispetto all’obiettivo fissato al 13,125% nel coefficiente di capitale complessivo. Inoltre, nel piano era prevista l'emissione di un bond subordinato da 350 milioni che ad oggi non è ancora completata per motivi di mercato e interni, fattore che risulta di particolare importanza al fine di portare avanti il percorso di risanamento dell’istituto di credito

Le raccomandazioni fatte dalla BCE a Banca Carige

Imperativo, nelle indicazioni esposte dal regolatore, la nomina di un nuovo presidente al fine colmare il vuoto attuale nella direzione dell’istituto e la rettifica del piano proposto con l’indicazione delle linee guide che consentiranno di raggiungere entro il 31 dicembre gli obiettivi prefissati in termini di patrimonializzazione.

Da non sottovalutare anche il riferimento ad una possibile aggregazione: ad oggi l’unica strada per stabilizzare in modo duraturo le condizioni dell’istituto e avviarlo lungo un percorso di crescita sostenibile nel medio termine, appare collegato all’integrazione con un’altra banca, probabilmente di dimensioni maggiori.

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