Venerdì scorso la BCE ha comunicato a Banca MPS il requisito di capitale SREP (Supervisory Review and Evaluation Process) indicando la soglia di riferimento all' 11%. Nella stessa comunicazione, ha tuttavia raccomandato l'applicazione delle proprie linee guida (svalutazione integrale dei crediti deteriorati da 2 o 7 anni in base alla presenza di garanzie) non solo ai crediti Non Performing di nuova classificazione, ma anche allo stock pregresso.

Quest'ultima indicazione ha colto di sorpresa molti analisti ed operatori finanziari causando una serie di vendite su tutti i principali titoli bancari (in controtendenza doBank che ha come focus la gestione e l'acquisto di crediti deteriorati). Alla base di questa scelta c'è con ogni probabilità il timore che raccomandazioni analoghe vengano sottoposte anche agli altri istituti.

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Diverso trattamento per situazioni diverse

In realtà a ben guardare non è detto che l'applicazione delle linee anche alle consistenze di deteriorati in essere venga estesa anche agli altri istituti di credito.

Come evidenziato ad esempio da Gianlcua Codagnone di Fidentis, l'incidenza dei deteriorati in MPS è molto superiore a quelle dagli altri istituti: il gross NPE ratio dell'istituto senese è vicino al 20% ad un livello doppio rispetto agli altri.

Inoltre, la vigilanza BCE opera secondo una logica caso per caso e non proponendo soluzioni standardizzate per tutti gli istituti.

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In attesa di verificare quali saranno le indicazioni per gli altri istituti, in particolare per Banco BPM e UBI che più degli altri hanno subito gli effetti della missiva del regolatore, per il momento si può osservare che non sussistono ad oggi valide argomentazioni per ritenere che possano venire richieste rilevanti svalutazioni sui crediti deteriorati.

Il profilo della trasparenza

A ben guardare, un aspetto non esaminato a sufficienza sul versante delle linee guida BCE per i crediti deteriorati ha a che vedere con il profilo della trasparenza e con la corretta rappresentazione contabile dei valori di bilancio.

Le svalutazioni e gli accantonamenti richiesti dal regolatore, vengono troppo spesso rappresentati come scelte opinabili o strategie improntate ad un austerità eccessiva (quest'ultima riscontrabile solo in paesi dal sistema giudiziario molto lento come l'Italia).

In realtà, occorrerebbe considerare che quando si parla di crediti andati in default da tempo ed oggetto di procedure di recupero sia legali che stragiudiziali, l'adeguamento dei valori contabili costituisce prima di tutto una doverosa informativa nei confronti del mercato.

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