In questi giorni si sono succedute diverse discussioni sulla possibilità di utilizzare parte delle riserve auree detenute dalla Banca d'Italia, per finanziare la spesa pubblica, mentre una proposta di legge presentata dal partito Fratelli d'Italia, propone la nazionalizzazione della banca centrale, che oggi è formalmente di proprietà di soggetti di diritto privato.

Si tratta di considerazioni più che altro simboliche, dal momento che l'istituto di via Nazionale è già un ente pubblico.

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Dette affermazioni possono tuttavia trasmettere segnali preoccupanti al punto che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dovuto chiarire pubblicamente che l'oro è di proprietà della banca centrale e non verrà toccato.

Anche solo discutere della possibilità di intaccare l'oro depositato presso la Banca d'Italia potrebbe avere effetti molto negativi sulla credibilità del nostro paese.

La natura pubblica della banca centrale

Gli azionisti privati della banca centrale sul piano della governance non hanno alcun potere, poiché gli organi apicali dell'istituto vengono nominati dal Presidente Della Repubblica su proposta del Presidente Del Consiglio e dunque da istituzioni politiche.

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Inoltre, sotto il profilo economico, gli azionisti ricevono solo una quota minoritaria degli utili dell'istituto a titolo di dividendo.

L'inconsistenza dell'idea di nazionalizzare la banca centrale, ha dunque carattere formale, in quanto l'istituto è già un ente di diritto pubblico, come esplicitamente dichiarato dalla legge legge 133 del 2013, ma anche sostanziale poiché la nomina dei vertici è di carattere politico e la gestione della politica monetaria avviene sotto la direzione della Banca Centrale Europea.

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Risulta dunque evidente come i tentativi di strumentalizzare il carattere privato degli azionisti della Banca d'Italia, costituisca una misura meramente propagandistica.

La questione dell'oro

Periodicamente si discutere della possibilità di usare una parte delle riserve auree della banca centrale per sopperire al fabbisogno dello stato. Ricordiamo il tentativo del 1997, che giustificava l'intervento con il rispetto dei vincoli per aderire alla moneta unica e il tentativo del ministro Tremonti di tassare le plusvalenze da rivalutazione del valore dei lingotti d'oro.

Il punto nodale della questione riguarda il ruolo svolto dalle riserve auree quale garanzia della solvibilità di uno stato sovrano e di vero e proprio caposaldo per la stabilità del sistema economico.

L'indipendenza delle banche centrali è una caratteristica fondante e imprescindibile di tutte le economie avanzate e la disponibilità di riserve, che non possono essere intaccate dal potere politico e costituisce uno dei principali elementi a salvaguardia di questa indipendenza.

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L'adesione dell'Italia all'euro, con il conferimento della gestione della politica monetaria alla Banca Centrale Europea, risulta pertanto incompatibile con qualunque ipotesi di distrazione delle riserve auree dalla loro destinazione istituzionale.

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