5 cose su cui riflettere mentre Lino Banfi va all'UNESCO

Di Maio sceglie Lino Banfi per rappresentare l'Italia all'Unesco
Di Maio sceglie Lino Banfi per rappresentare l'Italia all'Unesco

Gli aspetti di costume non dovrebbero distrarre l'attenzione del pubblico dalla politica economica del governo.

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La nomina di Lino Banfi alla Commissione Nazionale per l’Unesco (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), in sostituzione dello scrittore e documentarista Folco Quilici, defunto lo scorso anno, ha destato non poche discussioni e proteste. In molti hanno ritenuto inappropriato l'inserimento dell'attore pugliese nell'organo che per il nostro paese promuove l'attività dell'importante istituzione che tutela la cultura e l'educazione.

Il clamore di questa notizia, ha distolto l'attenzione del pubblico da alcuni delicati passaggi della Politica economica del governo che presentano ancora non poche criticità, è il caso, per esempio, delle clausole di salvaguardia che, se non disinnescate, potrebbero valere un aumento delle imposte indirette nell'ordine di 23 miliardi nel 2020 e e quasi 29 miliardi nel 2021.

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Lino Banfi alla commissione Italiana per l'UNESCO

L'accostamento del comico pugliese, storica icona della del cinema Trash, con l'organizzazione delle Nazioni Unite per la tutela dell'educazione e della cultura, ha destato scalpore e sollevato non poche critiche in termini di opportunità.

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Le clausole di salvaguardia IVA valgono 23+28 miliardi

Nei prossimi 2 anni è previsto un aumento dell'IVA di dimensioni paragonabili all'intera manovra 2019. Per scongiurare la stretta fiscale, è necessario intervenire sulla composizione del bilancio pubblico (ridurre le spese o trovare altre entrate) nel corso dell'anno in corso. Il meccanismo delle clausole di salvaguardia è disegnato per vincolare la politica economica del governo onde evitare deviazioni dagli impegni presi con le autorità europee.

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