La nomina di Lino Banfi alla Commissione Nazionale per l’Unesco (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), in sostituzione dello scrittore e documentarista Folco Quilici, defunto lo scorso anno, ha destato non poche discussioni e proteste. In molti hanno ritenuto inappropriato l'inserimento dell'attore pugliese nell'organo che per il nostro paese promuove l'attività dell'importante istituzione che tutela la cultura e l'educazione.

Il clamore di questa notizia, ha distolto l'attenzione del pubblico da alcuni delicati passaggi della Politica economica del governo che presentano ancora non poche criticità, è il caso, per esempio, delle clausole di salvaguardia che, se non disinnescate, potrebbero valere un aumento delle imposte indirette nell'ordine di 23 miliardi nel 2020 e e quasi 29 miliardi nel 2021.

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Lino Banfi alla commissione Italiana per l'UNESCO

L'accostamento del comico pugliese, storica icona della del cinema Trash, con l'organizzazione delle Nazioni Unite per la tutela dell'educazione e della cultura, ha destato scalpore e sollevato non poche critiche in termini di opportunità.

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Le clausole di salvaguardia IVA valgono 23+28 miliardi

Nei prossimi 2 anni è previsto un aumento dell'IVA di dimensioni paragonabili all'intera manovra 2019. Per scongiurare la stretta fiscale, è necessario intervenire sulla composizione del bilancio pubblico (ridurre le spese o trovare altre entrate) nel corso dell'anno in corso. Il meccanismo delle clausole di salvaguardia è disegnato per vincolare la politica economica del governo onde evitare deviazioni dagli impegni presi con le autorità europee.

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