I Millennials più danarosi fanno tendenza su tutto: non solo moda, viaggi, smartphone, ma anche tendenze di investimento. Anche le direzioni di investimento risentono fortemente delle influenze generazionali. Infatti, gli ormai ex-bambini, per i quali mamma e papà si sono sforzati negli anni di creare un arcaico "libretto di risparmio", divenuti ventenni, si lasciano tentare dal mercato criptovalutario.

Bitcoin, BCH, Ethereum sono le valute che i neo-adulti acquistano e sulle quali tentano di speculare (con esiti che, data la volatilità valutaria del cripto, possono essere alquanto dolorosi).

Dati alla mano...

I risultati della ricerca condotta nel Regno Unito da Michelmores e ComRes parlano chiaro: le nuove generazioni aprono la strada agli investimenti in monete virtuali. Circa il 20% dei giovani intervistati ha infatti dichiarato di possedere Bitcoin e/o altre valute digitali.

Lo studio è stato condotto su un campione di 501 persone con un patrimonio di almeno 25mila sterline. In primis, si tratta di generazioni più predisposte all'uso della tecnologia e più attratte dal virtuale. Molti giovani infatti non collegano immediatamente il denaro a qualcosa di concreto come banconote o monete, perché sono nati nell'era della ricchezza dematerializzata e associano il potere di spesa al codice di una carta di credito più che a una valigetta piena di contanti.

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Inoltre l'idea di poter guadagnare tanto in poco tempo pare essere un incentivo sufficiente a superare lo speculare timore di perdere denaro. Non a caso infatti, relativamente alle criptovalute sorgono strumenti speculativi sempre più sofisticati.

I Bitcoin nella vita reale

C'è una sorpresa però: i giovani bitcoiner usano le criptovalute anche nella vita reale. Questo è infatti il grande passo a cui si accingono le nuove generazioni.

Finché la criptovaluta rimaneva una semplice forma di speculazione la portata innovativa era limitata. Oggi però chi possiede criptovalute può acquistare carte prepagate, funzionanti su circuiti di uso comune (Visa, Mastercard), utili a commutare la moneta virtuale in valute convenzionali. Basta la semplice ricarica online di una carta per tradurre Bitcoin in denaro spendibile nella vita comune. Oggi insomma è possibile andare a fare la spesa in criptovaluta, ponendo un intermediario nella fase del pagamento: io pago in Bitcoin e il negoziante riceve dollari, euro, etc.

Ovviamente la speculazione e l'uso quotidiano di criptovalute non è la normalità nemmeno per questa generazione e prima di poter fare a meno delle Banche centrali devono risolversi tanti problemi (in primis la volatilità), ma l'idea che un algoritmo possa generare un sistema capace di affiancarsi alle monete di Stato è dirompente. Potrebbe essere necessario prepararsi ad un mondo in cui la moneta potrebbe non essere più monopolio di enti pubblici.

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