Tuomas Malinen ritiene che l'eventuale uscita dall'euro dell'Italia non sarebbe un destino nefasto. L'economista finlandese ha spiegato le ragioni del suo pensiero in un'intervista rilasciata a La Verità del 7 giugno. IL suo punto di vista è che, al momento, l'unità monetaria avrebbe fallito e la sua fine rischia di essere un destino ineluttabile. A meno che ciascuno stato non decida di rinunciare a un po' della propria autonomia, un prezzo che, a suo avviso, potrebbe non essere auspicabile che venga pagato.

Per Malinen è soltanto un fardello

Tuomas Malinen non ha avuto peli sulla lingua nel definire l'euro "soltanto un fardello".

Un'opinione che, almeno nelle sue concezioni, si rafforza in una fase di difficoltà economica per i paesi dell'Unione come quella attuale. Oggi l'euro, in un momento di shock come una recessione, avrebbe il limite di "non flettersi" in base alle circostanze. Nell'idea di Malinen, infatti, prima ciascuno stato era in grado di svalutare la propria moneta.

Malinen manifesta, inoltre, insoddisfazione per i piani di aiuto che l'Europa sta per mettere a punto. A suo avviso le misure destinate a entrare in azione sarebbero in sufficienti poiché quantifica in 3000 i miliardi di euro che, invece, sarebbero necessari per tenere in piedi il sistema della moneta unica. "Non possiamo - evidenzia - permetterci l'euro e questo rappresenta un danno.

Ecco perché dobbiamo uscirne".

Malinen, affidandosi alla storia, sottolinea come le esperienze de passato insegnerebbero che le unioni monetarie fuori da un sistema federale e senza meccanismi d'uscita sono sempre naufragate. "L'euro - scrive - ha fallito perché i suoi fondatori non hanno imparato le lezioni offerte del passato".

Pil italiano non sarebbe cresciuto con euro

Secondo Malinen, inoltre, i precedenti racconterebbero che difficilmente l'uscita da un sistema monetario unico può generare effetti dannosi sull'economia. Il debito sovrano italiano, a suo avviso, rischierebbe di generare un default, ma successivamente da un momento all'altro ci sarebbero i margini per un incremento della competitività.

L'economista finlandese sottolinea come, da quando esiste l'euro, il Pil italiano non è cresciuto. "Il Paese - dice - ha perso almeno due decenni di crescita, perché mai restarci?".

Secondo Malinen, inoltre, l'euro avrebbe un destino segnato. La possibilità di salvarlo potrebbe dipendere da una cessione della sovranità da parte dei singoli paesi in favore dell'Eurozona. "A conti fatti - conclude l'economista - meglio lasciare che le istituzioni fallimentari come l'euro muoiano".

Un interrogativo che sembra quasi prefigurare una Italexit come un orizzonte positivo. Pensiero che cozza con quello di chi ritiene che le misure di sostegno Ue per fronteggiare l'attuale emergenza economica siano vere e proprie ancore di salvataggio per l'economia italiana.

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