Per la serie BlastingTalks, intervistiamo il founder e CEO di Kineton Giovanni Fiengo. Fondata nel 2017 da un gruppo di dieci professionisti, Kineton è una società d’ingegneria che offre servizi all’avanguardia. È specializzata nel settore automobilistico, dei media, dell’intrattenimento e delle telecomunicazioni.

Blasting Talks è una serie di interviste esclusive con business e opinion leader nazionali e internazionali per capire come la pandemia di coronavirus abbia accelerato il processo di digitalizzazione e come le aziende stiano rispondendo a questi cambiamenti epocali.

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Partiamo da Kineton: come nasce l’idea di fondare una società d’ingegneria partendo da un gruppo di professionisti?

Siamo ingegneri, quindi la cosa più facile per noi era fondare una società d'ingegneria. Lavoravamo in questo settore già da prima. Personalmente vengo dal mondo universitario e gli altri colleghi già lavoravano ad altre esperienze simili. Poi abbiamo deciso di metterci in proprio e cominciare questa avventura, che nasce a fine febbraio 2017. Sono docente universitario e ho avuto la possibilità di contribuire alla costituzione di alcuni spin-off, ci sono state precedenti esperienze fino all’opportunità maturata con Kineton.

Spieghiamo meglio ai lettori di cosa vi occupate: può fare degli esempi concreti dei settori nei quali operate e delle attività che state portando avanti in questo momento?

Kineton è una società che progetta software embedded, ossia soluzioni di ingegneria informatica progettate appositamente per un determitato hardware, una centralina o un apparato elettronico.

Le nostre sono competenze molto verticali per sviluppare software per il governo di questi apparati. Lavoriamo principalmente in due industrie, automotive e media televisivi. Per fare degli esempi concreti collaboriamo con Fiat, Maserati, Ferrari, Lamborghini allo sviluppo del software di centraline dell’auto. Quindi tutti quegli apparati che governano la parte di trazione, sia le interfacce con utente che guidatore.

Per il mondo media - TV basta immaginare i software dei decoder e i relativi applicativi che ci insistono. Sky è uno dei nostri principali clienti, ma lavoriamo anche per Rai, Mediaset e Discovery+.

Operate con tecnologie all’avanguardia in campi molto diversi tra di loro: qual è il filo rosso che collega il vostro approccio e vi permette di agire in modo così trasversale?

Come società di ingegneria dobbiamo necessariamente essere a conoscenza di tutte le innovazioni tecnologiche. Lavoriamo nel mondo software, quindi utilizziamo tutte le nuove tecnologie informatiche, come cloud, big data e i sistemi operativi nativi sui vari devices. Dei diversi mondi di cui ho parlato, noi ci occupiamo del lato software, quindi le tecnologie sono le stesse che poi vengono verticalizzate su varie industrie.

Ci sono in misura ridotta anche settori del mondo telco, meccatronica e aerospace. Di fatto progettiamo software, quindi sviluppo, certificazione e validazione; laddove c’è un apparato possiamo impiegare le nostre competenze.

Parliamo delle ricadute derivanti dalle tecnologie di cui vi occupate nel quotidiano: quale impatto avranno nella vita delle persone comuni nei prossimi 10 o 15 anni? Cosa possiamo aspettarci per il futuro?

Credo che la situazione che stiamo vivendo in questo momento così particolare e anche drammatico per molti punti di vista non ha fatto altro che accelerare quella che sarà l’evoluzione del nostro modo di intendere la società. Siamo sempre più connessi e collegati ai nostri device.

Questo trend ha influenzato profondamente il sociale. Di fatto, tutto ciò che noi progettiamo va in questa direzione, contribuire allo sviluppo di una comunità sempre più connessa utilizzando le tecnologie. Questo è solo l’inizio di una trasformazione importante della società, forse la più importante dell’ultimo secolo.

Com’è cambiato il vostro modo di lavorare con l’avvento della pandemia e che impatto avete riscontrato nella gestione dei vostri progetti?

Siamo stati sufficientemente fortunati perché, dato il tenore della nostra azienda, siamo un gruppo giovane, con l’età media che si aggira sui 30 anni. Quindi la politica e la filosofia lavorativa della nostra azienda erano già molto libere.

Da noi non esistono i classici paletti dell’orario e del controllo del lavoro. Avevamo anche già adottato lo smart working. Ovviamente la pandemia ha solo amplificato il lavoro agile, riducendo lo stare insieme. Dal punto di vista del welfare aziendale abbiamo l’asilo nido, la piazza - luogo di ritrovo, la palestra. Spazi il cui uso, al momento, è purtroppo venuto meno. L’approccio al lavoro è rimasto invece immutato.

Avete una posizione di osservazione privilegiata sull’analisi dei nuovi trend hi-tech e sull'impatto del Covid-19 nel settore: quali cambiamenti irreversibili si concretizzeranno con questa crisi?

La pandemia ha determinato un cambio di paradigma della nostra società, che ora si basa sempre più sulle tecnologie e sull’essere connessi.

Il trend del ricorso al collegamento da remoto è stato decisamente amplificato e tante persone che erano contrarie, per questione culturali o anche solo per pigrizia, ora sono attive in questo senso. Ma siamo solo all’inizio. Quella che stiamo vivendo sarà una trasformazione irreversibile. Aumenterà sempre più la necessità di interpretare questo fenomeno e proporre soluzioni legate ad interfacce uomo - tecnologia attentamente profilate sull’utente e meno invadenti. Con il Covid siamo al principio di questa trasformazione, che è stata accelerata, ma era già nell’aria. Arriveremo sicuramente ad un nuovo equilibrio e difficilmente torneremo indietro.

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