L'Agenzia delle Entrate ha definito il calendario per la dichiarazione dei redditi 2026. Il 30 aprile 2026 segna il debutto del 730 precompilato, che sarà disponibile nell'area riservata dei contribuenti. Tuttavia, per poter modificare i dati o inviare il modello senza variazioni, bisognerà attendere il 15 maggio.

La data da segnare in rosso sul calendario resta il 30 settembre 2026, termine ultimo per l'invio telematico. Presentare il documento entro i primi mesi è consigliabile per chi attende rimborsi fiscali, che solitamente vengono accreditati in busta paga o nel cedolino della pensione tra luglio e agosto.

Novità detrazioni 2026: cosa cambia per redditi bassi e figli a carico

Una delle novità più rilevanti del 730/2026 riguarda la rimodulazione delle detrazioni Irpef. Per i lavoratori dipendenti con redditi fino a 15.000 euro, lo sconto fiscale sale a 1.955 euro, consolidando un aiuto concreto per le fasce più fragili.

Cambiamenti significativi riguardano anche i figli a carico: la detrazione spetta ora solo per i figli di età superiore a 21 anni e fino a 30 anni, mentre per i disabili non vi è alcun limite anagrafico. Per gli altri familiari le detrazioni sono previste solo per gli ascendenti (genitori, nonno) purché conviventi con il dichiarante.

Inoltre, per i redditi superiori a 75.000 euro, scatta un nuovo meccanismo di calcolo delle spese detraibili che riduce i benefici fiscali in base al coefficiente familiare.

Bonus edilizi e criptovalute: le regole per non commettere errori

Nel modello 730/2026 trovano spazio anche le rate relative ai bonus edilizi sostenuti negli anni precedenti. Resta ferma la detrazione al 50% ma solo per i lavori di ristrutturazione eseguiti sulla prima casa e con un tetto di spesa di 96.000 euro. È fondamentale conservare tutta la documentazione e le fatture fino al 31 dicembre 2031 per eventuali controlli.

Attenzione anche al fronte digitale: per le criptovalute è stata eliminata la vecchia franchigia di 2.000 euro. Le plusvalenze vengono ora tassate dal primo euro con un'aliquota del 26%, rendendo la compilazione del quadro relativo alle attività finanziarie digitali ancora più delicata per evitare sanzioni.