La stagione fiscale entra nel vivo. Con l'apertura del portale per il Modello 730/2026, milioni di lavoratori dipendenti e pensionati attendono di conoscere l'esito del proprio prospetto di liquidazione. Se per molti si prospetta un accredito rapido in busta paga o nel cedolino della pensione, per altri la strada del rimborso IRPEF potrebbe presentare degli ostacoli inaspettati. Vediamo nel dettaglio le date da segnare sul calendario e i motivi che potrebbero far scattare un controllo preventivo.
Il calendario del 730/2026: le date ufficiali
Per ottenere il rimborso nel minor tempo possibile, la tempestività è fondamentale.
Ecco le tappe principali previste per quest'anno:
30 Aprile 2026: È la data spartiacque. L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei contribuenti la dichiarazione precompilata. In questa fase è possibile solo visualizzare i dati inseriti dal Fisco (spese mediche, mutui, istruzione).
Maggio 2026: Si apre la finestra per le modifiche e l'invio. Chi accetta il modello senza modifiche riduce drasticamente la possibilità di controlli documentali futuri.
30 Settembre 2026: Termine ultimo per la presentazione del Modello 730. Oltre questa data, sarà necessario ricorrere al Modello Redditi (ex Unico), con tempi di rimborso decisamente più lunghi.
Chi riceverà i soldi per primo?
Il rimborso non arriva per tutti nello stesso momento.
La regola generale segue l'ordine di invio:
Dipendenti: Chi presenta il modello entro maggio, solitamente vede l'accredito nella busta paga di luglio.
Pensionati: Per chi riceve trattamenti INPS, il conguaglio avviene generalmente ad agosto o settembre.
Senza sostituto d'imposta: Chi non ha un datore di lavoro riceverà il bonifico direttamente dall'Agenzia delle Entrate, solitamente tra fine anno e l'inizio del 2027.
La trappola dei controlli: chi rischia il blocco del rimborso
Non sempre l'invio della dichiarazione equivale a un pagamento immediato. Esistono delle situazioni specifiche in cui l'Agenzia delle Entrate sospende l'erogazione per effettuare dei controlli preventivi:
Rimborsi superiori a 4.000 euro: Se il credito d'imposta è elevato, specialmente in presenza di detrazioni per ristrutturazioni edilizie o bonus energia, il blocco è quasi automatico per verifiche di coerenza.
Incongruenze nei dati: Se i dati modificati dal contribuente si discostano pesantemente da quelli comunicati dai sostituti d'imposta o dagli enti terzi (banche, assicurazioni).
IBAN non corretto: Sembra banale, ma un errore nella comunicazione delle coordinate bancarie è una delle cause principali dei rimborsi "congelati".
Come evitare ritardi e sanzioni
Per blindare il proprio rimborso, è consigliabile verificare con estrema cura la tracciabilità delle spese.
Per il 2026, la detrazione del 19% sulle spese mediche (fatte salve le eccezioni per farmaci e strutture pubbliche) è valida solo se il pagamento è avvenuto tramite Pos, bonifico o sistemi tracciabili. In caso di blocco per controlli preventivi, l'Agenzia ha tempo fino a sei mesi dalla scadenza dei termini di invio per convalidare il credito.